Ritardo del linguaggio e alimentazione: possibili correlazioni

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Da anni logopedisti e psicologici infantili studiano le possibili correlazioni tra i problemi legati al linguaggio e l’alimentazione. Quelli che sembravano dei semplici sospetti, sono stati ormai confermati da specialisti di tutto il mondo.

Non è tutto, perché anche l’uso di ciuccio e biberon in alcuni casi possono avere un ruolo importante nell’insorgenza di un ritardo del linguaggio. Scopriamo allora quali sono le raccomandazioni di medici e logopedisti e come comportarsi.

L’alimentazione nei primi mesi di vita del bambino

Le competenze orali e motorie dei bambini crescono nel tempo e questi cambiamenti sono fortemente influenzati dalla consistenza del cibo e anche dalla tipologia di pasto. È per questo motivo che bisogna prestare la massima attenzione nel passaggio dall’alimentazione liquida a quella semisolida, per poi arrivare al cibo solido.

Durante l’alimentazione il bambino acquisisce e apprende nuove capacità, grazie ai movimenti della lingua, della bocca e delle labbra. Si tratta a tutti gli effetti di una fase di apprendimento, che i genitori possono stimolare offrendo al bambino cibi di consistenza e sapore diverso, in relazione all’età.

Anche la deglutizione cambia nel tempo e, con la crescita, diventa sempre più specializzata. Questa evoluzione è legata al modo in cui il bambino emetterà i primi suoni, che nel tempo si fanno sempre più complessi.

In che modo ciuccio e biberon influiscono sullo sviluppo del linguaggio

Da sempre l’uso di ciuccio e biberon è sotto l’attenzione dei medici, soprattutto nel caso in cui il loro utilizzo sia prolungato fino ai 5 o 6 anni. In questi casi la bocca può essere interessata da un morso alterato, malocclusioni dei denti e varie problematiche che richiedono un intervento da parte del logopedista e dell’ortodonzista.

Quello che bisogna ricordare è l’utilizzo a cui il biberon e il ciuccio dovrebbero essere destinati. Il biberon ha la funzione di nutrire il bambino e ingerire con facilità cibi liquidi. Quando il bambino è in grado di bere dal bicchiere e mangiare cibi solidi o semisolidi, il biberon dovrebbe essere abbandonato, proprio perché il suo utilizzo non è più necessario.

Un principio molto simile si applica anche al ciuccio, che ha la funzione di calmare e far addormentare il bambino. Il ciuccio dovrebbe quindi essere abbandonato già a partire dai 3 anni, quando il bambino ha ormai acquisito nuove competenze anche nel momento della nanna.

Gli psicoterapeuti hanno notato che l’uso prolungato del ciuccio comporta un anomalo abbassamento della posizione della lingua, che viene spinta in avanti. Questa abitudine incide profondamente sull’assetto della bocca per un periodo prolungato, che va al di là delle difficoltà fisiologiche di linguaggio dei bambini.

È il caso di preoccuparsi quando tra i 3 e i 4 anni si registrano delle distorsioni del linguaggio, che vanno poi trattate dal logopedista. È possibile invece prevenire queste problematiche con un utilizzo di biberon e ciuccio adeguato all’età del bambino.

Piccole abitudini alimentari da utilizzare fin da subito

La fase più delicata da attenzionare è quella dello svezzamento. L’errore più frequente dei genitori è quello di proporre le pappe e il biberon per un periodo troppo lungo. Il bambino dovrebbe invece iniziare molto prima ad approcciarsi a nuove consistenze e sapori, per favorire lo sviluppo di nuove competenze motorie e quindi linguistiche.

Si tratta pur sempre di un cambiamento progressivo e naturale, che deve al tempo stesso stimolare la curiosità del bambino. Piuttosto che proporre solo il minestrone, si può offrire al bambino un piatto di verdure cotte e morbide. Un piatto con pietanze colorate e varie, sarà per il bambino un’esperienza che può aiutarlo ad accettare meglio le novità.

Un’altra abitudine che si dovrebbe fortemente incentivare è la condivisione del pasto con gli altri membri della famiglia. Lo stare a tavola tutti insieme e con la TV spenta, aiuta il bambino ad associare l’alimentazione a sensazioni piacevoli.

Troppo spesso i bambini mangiano soli davanti alla TV e aprire la bocca quando il cucchiaio si avvicina, diventa un gesto automatico che non permette al bambino di vivere appieno l’esperienza dell’alimentazione. L’attenzione dovrebbe invece essere concentrata su cosa c’è nel piatto, sulla sensazione di fame e sete e sull’interazione con gli altri familiari.

Sono piccole abitudini, ma molto importanti, che si possono introdurre un po’ alla volta e che possono fare davvero la differenza.

 

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