Prevenzione: tè verde e tè nero…il nutrizionista differenzia

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Qual’è la differenza tra il tè verde ed il tè nero? cosa li rende dissimili e cosa li unisce?…”il nutrizionista” analizza questa straordinaria pianta.Il tè viene fabbricato a partire da giovani germogli dell’arbusto Camelia sinesi, una pianta tropicale probabilmente originaria dell’India che venne portata in Cina lungo la Via della Seta.

Allo stato selvatico, questa pianta può raggiungere le dimensioni di un albero, ma nelle coltivazioni viene mantenuta allo stadio di arbusto, sia per facilitare la raccolta, sia per stimolare la formazione di nuovi germogli di foglie.

I tre principali tipi di tè, quello verde, quello nero e l’oolong, sono tutti prodotti a partire dalle foglie della Camellia sinensis sinensis (o Camellia sinensis assamica in India), ma le loro caratteristiche si differenziano durante il processo di essiccamento delle foglie.

Dopo l’acqua, il tè è la bevanda più diffusa al mondo: se ne bevono 15.000 tazze al secondo, ovvero 500 miliardi di tazze all’anno, una media di 100 tazze per ogni abitante della Terra.

A oggi, il tè nero è il più diffuso, con il 78% del consumo mondiale, mentre il tè verde è preferito dal 20% dei consumatori.

Il tè nero è diffuso soprattutto in Occidente, dove rappresenta circa il 95% del tè consumato, mentre è estremamente raro in Asia, fedele al tè verde delle origini.

In Asia, il tè verde viene consumato per un 95% in India, dove costituisce un abitudine relativamente recente e fortunatamente influenzato dal passato coloniale.

Nonostante la sua origine comune, la composizione chimica del tè verde e di quello nero è completamente diverso. In effetti durante la fase di fermentazione utilizzata per la fabbricazione del tè nero, avvengono dei cambiamenti profondi nella natura chimica dei polifenoli, inizialmente presenti nelle foglie, i quali si ossidano portando alla formazione di pigmenti neri, le teaflavine.

Questa trasformazione ha conseguenze estremamente gravi per quanto concerne la prevenzione del cancro, perché i polifenoli presenti nelle foglie del tè fresche possiedono proprietà antitumorali e la loro ossidazione finisce per eliminare quasi del tutto il potenziale..

Dunque, dal punto di vista della prevenzione del cancro, il tè verde possiede un maggior vantaggio rispetto al suo derivato ossidato, il tè nero.

Tenuto conto di queste diverse proprietà, è logico credere che una semplice modifica nelle abitudini di consumo di tè potrebbe avere un impatto considerevole sulla frequenza dei tumori in Occidente.

Si tratta di un cambiamento auspicabile? Noi crediamo di si, per la semplice ragione che il tè verde è già entrato a far parte dei costumi occidentali e che le ragioni che hanno spinto la gente ad adottare il tè nero sono essenzialmente politiche ed economiche, e non legate a un’avversione nei confronti del tè verde.

In effetti, all’epoca della sua introduzione in Europa verso il 1600, probabilmente da parte dei mercanti portoghesi, il tè era in maggior parte verde, poiché le tecniche di fermentazione necessarie a produrre il tè nero (che i cinesi chiamavano piuttosto “tè rosso” hong cho”) erano appena apparse in Cina, durante la dinastia Ming (1368-1644), e non erano ancora molto diffuse.

Tuttavia, possiamo supporre che i lunghi viaggi via mare verso i paesi importatori finissero per alterare le proprietà gustative del tè verde (la prima spedizione del tè in Canada  nel 1716 ci mise un anno per arrivare a destinazione), mentre il tè nero poteva facilmente percorrere lunghe distanze senza notevoli cambiamenti del gusto, cos che finì per orientare il consumo verso il tè nero.

Malgrado tutto il tè verde venne richiesto in Inghilterra fino alla metà del XIX secolo e, grazie al suo aspetto migliore, poteva essere venduto ad un prezzo superiore rispetto al tè nero.

Tuttavia, quando i produttori cinesi si resero conto che l’aspetto del tè poteva influire sulla vendita, ebbero la malaugurata idea di cercare di accentuare il colore delle foglie aggiungendo alcuni composti chimici (probabilmente dei sali di rame) durante la fabbricazione, cosa che una volta scoperta, provocò ovviamente uno scandalo e quindi l’abbandono definitivo del consumo del tè verde.

Ancora oggi il tè verde è completamente assente dal mercato inglese, il maggior consumatore di tè. In seguito, la colonizzazione dell’India da parte degli inglesi portò allo sviluppo della coltivazione del tè in tali proporzioni che il tè nero si impose come la fonte esclusiva di tè in Europa.

Ancor oggi, l’India resta il principale produttore di tè nero, con il 38% della produzione mondiale.

Meno “monoteisti” degli inglesi, i nordamericani, fino agli inizi degli anni Trenta, hanno consumato sia tè verde sia tè nero, esprimendo in alcuni momenti una certa predilezione per quello verde.

Per esempio, gli archivi canadesi indicano che nel 1806  vennero importate 90.000 libbre di tè verde, contro 1.500 libbre di tè nero!

È solo con l’inizio della guerra contro la Cina e il Giappone per il controllo della Manciuria nel 1931 che le esportazioni del tè verde i America vennero tagliate e che il suo consumo soppiantato da quello nero.

Il tè verde non è quindi così estraneo alla cultura occidentale come molti pensano e noi siamo convinti che sia possibile rinnovare tali tradizioni, aumentando così il consumo del tè verde anche nei nostri paesi.

Il tè verde deve essere considerato una classe a parte grazie alle sue proprietà antitumorali, e il semplice gesto di sostituirlo a quello nero potrebbe avere un impatto considerevole su tasso di tumori che colpiscono i paesi occidentali.

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