Prevenzione: la soia, il nutrizionista parla degli isoflavoni…

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Le principali sostanze fitochimiche presenti nella soia sono dei polifenoli detti isoflavoni. Nonostante siano contenuti anche in altri alimenti vegetali, come i ceci, solo il consumo di soia permette di fornire all’organismo quantità apprezzabili di queste sostanze: “il nutrizionista” mette in risalto proprietà, caratteristiche e struttura chimica.

La maggior parte dei prodotti derivati dalla soia contiene elevate quantità di isoflavoni, eccetto la salsa di soia, in quanto durante il processo di fermentazione la maggior parte di queste molecole vengono degradate, e l’olio di soia (spesso venduto sotto la dicitura “olio vegetale” nei supermercati), che ne è totalmente privo.

Le più alte concentrazioni di isoflavoni si trovano nella farina di soia (kinako), nei fagioli di soia al naturale o tostati e in alcuni prodotti fermentati, come il miso.

Anche il latte di soia e il tofu ne contengono una quantità apprezzabile.

Se il consumo di alimenti a base di soia è molto ridotto in Occidente, resta da dire che la maggior parte di noi consuma proteine di soia a propria insaputa. In Occidente, i prodotti a base di soia vengono chiamati “di seconda generazione”, ovvero prodotti industriali dove le proteine animali vengono sostituite o bonificate con l’aggiunta di proteine derivate dalla soia.

Dunque, invece di essere considerate veri e propri alimenti come in Oriente, le proteine della soia vengono piuttosto utilizzate come ingredienti minori in una grande varietà di prodotti, come gli hamburger, le salsicce, i prodotti caseari, il pane, la pasticceria e i biscotti.

Questi prodotti, tipicamente occidentali, in genere contengono una quantità di isoflavoni molto ridotte, poiché vengono fabbricati con concentrati di proteine ricavati da fagioli tramite procedimenti industriali (estrazione con l’aiuto di solventi derivati dal petrolio, trattamenti ad alte temperature, lavaggio con soluzioni a base alcolica).

Le proteine della soia ottenute con questi procedimenti hanno in effetti ben poco in comune con quelle presenti nei fagioli originari. Di conseguenza, se la sostituzione delle proteine animali con quelle vegetali presenti in questi alimenti può rappresentare un vantaggio dal punto di vista nutrizionale (anche se l’utilizzo sempre più massiccio della soia di origine transgenica può porre altrettanti problemi di origine etica e ambientale), l’aggiunta di questi sostituti non aumenta il contenuto di isoflavoni, poiché le proteine utilizzate, prima di essere integrate negli alimenti originali, sono state sottoposte a tali trattamenti che le proprietà antitumorali della soia sono scomparse.

Il contenuto di isoflavoni nei derivati della soia è importante, perché queste molecole possiedono la capacità di influenzare molti eventi associati alla crescita incontrollata delle cellule cancerose.

I principali isoflavoni della soia sono la genisteina e la daidzeina, oltre alla gliciteina, presente in minori quantità.

Una caratteristica interessante degli isoflavoni è che sono molto simili a una classe di ormoni sessuali femminili detti estrogeni, per questa ragione, queste molecole sono spesso chiamate fitoestrogeni.

La maggior parte degli scienziati interessati al potenziale antitumorale degli isoflavoni della soia considerano la genisteina come la principale molecola responsabile di questi effetti, grazie alla sua capacità di bloccare l’attività di molti enzimi implicati nella proliferazione incontrollata delle cellule tumorali, provocando così l’arresto della loro crescita.

Come abbiamo menzionato in precedenza, oltre agli effetti sull’attività di molte proteine implicate nella crescita delle cellule tumorali del cancro al seno e alla prostata, i fitoestrogeni potrebbero anche agire anche come antiestrogeni e quindi ridurre la reazione delle cellule a questi ormoni.

Il principio è il seguente: la genisteina è in grado di legarsi al recettore degli estrogeni, ma essendo meno affine rispetto all’omone naturale provoca una risposta inferiore.

D’altra parte, avendo una struttura chimica simile, la genisteina si sostituisce parzialmente all’ormone, diminuendo il legame di quest’ultimo con il recettore e, quindi, riducendo i suoi effetti biologici..

Questo meccanismo è analogo a quello utilizzato dal tamoxifene, un farmaco correntemente utilizzato per il trattamento del cancro al seno che possiede un’affinità per il recettore degli estrogeni pari a quello della genisteina.

Questa proprietà della genisteina e degli altri isoflavoni di agire sui recettori degli ormoni è fonte di grande speranza per la prevenzione dei tumori a base ormonale.

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2 COMMENTS

  1. Non capisco perchè ci sono delle contraddizioni nei vari siti sui fitoestrogeni della soia in caso di tumore al seno dipendente da estrogeno come nel mio caso. Ho preso il Tamoxifene per 5 anni e vorrei tanto che la soia non fosse controindicata perchè non amo la carne.
    Continuerò a informarmi. Grazie per il Vs. bellissimo articolo: prevenzione e nutrizione sono la mia passione.

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