Prevenzione: la soia, gli isoflavoni e la menopausa…”il nutrizionista” chiarisce la controversia

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Anche se la maggioranza dei ricercatori, medici ed ogni nutrizionista è d’accordo nell’affermare che l’apporto di soia nel regime alimentare sia positivo per la salute, esiste una certa controversia sul consumo di questo alimento in due casi ben precisi, nelle donne in menopausa e in quelle che hanno avuto un tumore al seno.

Questa controversia si basa sul carattere debolmente estrogeno degli isoflavoni, oltre che sui risultati controversi ottenuti negli animali da laboratorio su cui sono stati provocati dei tumori mammari.

La natura e il numero delle informazioni contraddittorie trasmesse dai media, tradizionali e moderni, meritano che si faccia un po’ di chiarezza sulla questione.

La menopausa è causata dal netto calo nel sangue degli ormoni sessuali femminili, gli estrogeni e il progesterone, calo che con l’invecchiamento porta all’arresto delle funzioni riproduttive.

Questo fenomeno, del tutto normale, è sfortunatamente accompagnato da alcuni disturbi, come sensazione di calore intenso, secchezza delle mucose vaginali e, ancora più importante, da un aumento del rischio di alcune malattie cardiache e dall’indebolimento della massa ossea (osteoporosi).

Per attenuare gli effetti negativi di questo calo ormonale e per apportare all’organismo gli ormoni mancanti che non vengono più prodotti dalle ovaie, è stata messa a punto la terapia ormonale sostitutiva.

Tuttavia, i benefici di questo approccio terapeutico sono stati messi in discussione dai risultati di uno studio che mostrava come tale trattamento fosse associato a un aumento globale dei rischi per la salute femminile e, in particolare, a un notevole aumento del rischio di cancro al seno (2,3% all’anno).

A causa di questi risultati, sempre più donne rifiutano la terapia ormonale, e se circa il 40% delle donne vi aderisce, solo il 15% prosegue la terapia per un periodo prolungato.

Senza voler formulare giudizi sui benefici o sugli inconvenienti della terapia ormonale, vogliamo sottolineare i risultati di questi studi, perché è nel contesto di un’alternativa alla terapia ormonale che viene spesso considerato l’utilizzo dei prodotti ricchi di isoflavoni.

In effetti, l’entità e la frequenza dei disturbi correlati alla menopausa sono molto minori tra le donne asiatiche rispetto alle occidentali: solo il 14% delle cinesi e il 25% delle giapponesi riportano episodi di vampate di calore, contro il 70-80% delle donne occidentali.

Come nel caso del cancro al seno, la notevole differenza di consumo di soia tra le donne asiatiche e occidentali è stato ancora una volta considerato come fattore responsabile delle variazioni osservate, e questo ha causato l’improvvisa comparsa sul mercato di prodotti arricchiti di isoflavoni, provenienti da estratti di soia o da trifoglio rosso (altra fonte abbondante di isoflavoni)

Questi prodotti suscitano una certa inquietudine, perché i preparati ricchi di isoflavoni accelerano lo sviluppo di tumori al seno nei topi da laboratorio con bassi livelli di estrogeni, come succede tra le donne in menopausa; in altre parole, lo stesso risultato dello studio citato in precedenza.

Questi prodotti diventano ancora più inquietanti se teniamo conto che un altro studio ha rivelato che la somministrazione di un preparato a base di proteine di soia a donne tra i 30 e i 58 anni provoca l’aumento di molti marker associati al rischio di sviluppare il cancro al seno, come la comparsa di cellule iperplastiche e l’aumento del livello degli estrogeni nel sangue.

Nel complesso, questi dati hanno portato a suggerire che le donne in menopausa e quelle che hanno avuto o attualmente presentano un cancro al seno dovrebbero astenersi dal consumare soia.

Secondo noi,  è importante fare delle precisazioni prima di trarre conclusioni troppo affrettate. Nel caso specifico della menopausa, questi timori sono assurdi e non hanno ragione d’essere, perché è provato che la soia non è pericolosa per la salute della donna, sia prima sia dopo la menopausa, come testimonia il basso tasso di incidenza della malattia nei Paesi dove viene consumata.

L’effetto nefasto di cui si parla qui è piuttosto quello dei preparati arricchiti di isoflavoni, che non hanno molto a che spartire con gli alimenti a base di soia.

Invece di favorire un’integrazione graduale della soia nel regime alimentare quotidiano per raggiungere lo stesso quantitativo di isoflavoni fornito dalla dieta asiatica, la reazione occidentale è stata quella di isolare immediatamente i principi attivi presenti nella soia e commercializzarli sotto forma di integratore, idealmente con la maggiore quantità possibile di isoflavoni, per far impennare le vendite.

Ecco dove sta il problema del “pericolo” dei fitoestrogeni durante la menopausa: oggi molti occidentali consumano quantità enormi di queste sostanze, che sono molto diverse da quelle fornite dall’alimentazione asiatica.

Occorre infatti, ricordare che in Asia vengono consumati generalmente circa 40-60 g di soia al giorno, ovvero un massimo di 60 mg al giorno di isoflavoni. Nel caso dello studio sull’impatto della zuppa di miso nel rischio di cancro al seno, le donne che avevano un rischio minore di sviluppare la malattia seguivano un regime alimentare con un apporto quotidiano di 25 mg di isoflavoni, mentre alcuni integratori facilmente reperibili, senza alcun controllo alcuno da parte di istituzioni  preposte, ne contengono addirittura 100 mg a compressa !

Non è possibile prevedere le conseguenze di una somministrazione così alta di isoflavoni che, indipendentemente dal tipo di ormone coinvolto, potrebbero indurre una reazione troppo violenta da parte dei tessuti bersaglio, nel momento un cui sono presenti a livelli così elevati.

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1 COMMENT

  1. Sono un informatore medico che presenta ai medici un integratore in cui sono presenti isoflavoni di soia (80 mg) ed estratto secco di trifoglio rosso (titolazione non specificata). A meno che l’estratto di trifoglio rosso non sia stato deisoflavonizzato, e non si capisce il perchè, viene sorpassato di netto il quantitativo ammesso dal ministero della sanità. Ha importanza il fatto che non tutti gli isoflavoni sono attivi?, perchè allora non dichiararlo. quando presento l’integratore mi sento non poco a disagio. gradirei chiarimenti: un po di etica la conservo ancora; rischio però il posto di lavoro.

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