Prevenzione: “il nutrizionista” studia il licopene

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Il licopene fa parte della grande famiglia dei carotenoidi, una classe molto varia di molecole fitochimiche responsabili del colore giallo, arancio e rosso di molta frutta e verdura.

Poiché il corpo umano non è in grado di sintetizzare i carotenoidi,queste molecole devono provenire dall’integrazione di questi vegetali nell’alimentazione.

Alcuni carotenoidi, come il betacarotene e la betacriptoxantina, sono dei precursori della vitamina A, essenziale alla crescita, mentre altri membri della stessa famiglia, come la luteina, la zeoxantina e il licopene, non hanno attività legate alla vitamina A ed il loro ruolo è quindi diverso.

Per esempio, la luteina e la zeoxantina assorbono in modo efficace la componente blu della luce e potrebbero dunque proteggere gli occhi riducendo il rischio di degenerazione maculare senile e la formazione della cataratta.

Il ruolo del licopene è ancora poco noto, ma diverse recenti osservazioni suggeriscono che tra tutti i carotenoidi il licopene è quello con il maggior impatto sulla prevenzione del cancro.

Il licopene è il pigmento responsabile della colorazione rossa del pomodoro e questo frutto-ortaggio è di gran lunga la migliore fonte alimentare di questa sostanza. Come regola generale, i prodotti a base di pomodori costituiscono circa l?85% dell’apporto di licopene, mentre il restante 15% è fornito da altri frutti.

Il contenuto di licopene nei pomodori coltivati è sfortunatamente molto inferiore rispetto a quello della specie selvatica originaria, il Lycopersicon pimpinellifolium (50 microgrammi per grammo contro 200-250 microgrammi in alcune specie selvatiche).

Questa differenza è dovuta al numero ristretto di specie utilizzate per l’ibridazione, cosa che riduce anche la variabilità dei geni della pianta.

È dunque auspicabile che la reintroduzione del bagaglio genetico delle specie selvatiche aumenti il contenuto di licopene per permettere a questa sostanza di esercitare ancor meglio i suoi effetti protettivi nei confronti dei tumori.

I prodotti fabbricati a partire dal pomodoro cotto sono particolarmente ricchi di licopene e, cosa ancor più importante, la rottura delle cellule del frutto tramite il calore permette una migliore estrazione della molecola e induce dei cambiamenti strutturali, che la rendono più assimilabile dall’organismo.

I grassi aumentano anch’essi la disponibilità del licopene e la cottura dei pomodori in olio d’oliva permette dunque di aumentare la quantità di licopene che può essere assorbita.

Infine, nonostante quello che l’amministrazione Regan ha proposto nel 1981 per giustificare la decisione di tagliare i fondi destinati ai programmi alimentari per le scuole, il ketchup non è una verdura e il suo elevato contenuto di licopene non deve far dimenticare che contiene anche zucchero, in quantità pari a un terzo del suo peso.

I Paesi che sono grandi consumatori di pomodoro, come l’Italia, la Spagna e il Messico, hanno un tasso di tumore alla prostata molto più basso dell’America del Nord .

Evidentemente, queste statistiche non dicono che queste differenze sono legate al ruolo che i pomodori occupano nel regime alimentare (gli asiatici non consumano pomodori eppure non sono affetti da questa malattia), ma possono sicuramente stimolare i ricercatori nel cercare di stabilire un legame tra lo sviluppo del tumore alla prostata ed il consumo di pomodoro.

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