Prevenzione: frutti di bosco, “il nutrizionista” e i mirtilli rossi

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Voglia “il nutrizionista” omaggiarsi e omaggiare i suoi lettori di storie e curiosità ancora sui mirtilli…  Nonostante il colore ed il gusto estremamente acidulo, i  mirtilli rossi fanno il diritto parte della famiglia Vaccinium e sono quindi parenti prossimi dei mirtilli. Come il mirtillo nero, il mirtillo rosso ha un cugino europeo (Vaccinium vitis idaea), ma le varietà più conosciute sono quelle dell’America del Nord, come il Vaccinium oxycoccus e il Vaccinium macrocarpon; quest’ultimo è la varietà coltivata ai nostri giorni a fini commerciali.

Come regola generale, il mirtillo rosso occupa uno spazio relativamente ridotto nelle abitudini alimentari moderne, a parte come accompagnamento del tacchino, una tradizione probabilmente inaugurata verso il 1621 nel Massachussetts.

Gli indiani d’America, di contro, erano ghiotti di questo frutto che chiamavano atoca e che utilizzavano praticamente tutte le salse, consumandolo soprattutto in forma secca e in un piatto a base di carne secca e grassa destinato ai lunghi mesi invernali, il pemmican.

Anche se privi di conoscenze scientifiche, i nativi utilizzavano il mirtillo rosso per il suo alto contenuto di acido benzoico, poiché questo conservante naturale aumentava la durata della conservazione delle derrate alimentari.

Ai giorni nostri, il mirtillo rosso viene consumato soprattutto come succo, un peccato considerando che i succhi commerciali contengono grandi quantità di zucchero e piccolissime quantità delle molecole fitochimiche che conferiscono a questo frutto le sue proprietà benefiche.

Una delle indicazioni più note del mirtillo rosso nella medicina popolare è la cura delle infezioni urinarie. È proprio vedendo gli indiani d’America usarlo nel trattamento dei disturbi alla vescica e ai reni che i coloni hanno scoperto i suoi effetti terapeutici.

È da notare che questa tradizione medicinale ha una solida base scientifica, poiché successivamente un gruppo di medici americani ha osservato che alcuni composti del mirtillo rosso impedivano ai batteri di legarsi alle cellule del tratto urinario, riducendo di conseguenza il rischio di sviluppare un’infezione.

Anche queste molecole, presenti in egual modo anche nei mirtilli neri, potrebbero giocare un ruolo preventivo nei confronti del cancro.

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