Prevenire mediante l’alimentazione

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La grande percentuale di tumori attribuiti alla natura dell’alimentazione occidentale è un segnale del degrado delle abitudini dietistiche di una società che ha perso contatto con la nozione stessa di sana alimentazione e che concepisce l’atto del nutrirsi esclusivamente come un’azione destinata ad apportare energia all’organismo, senza riguardo  per il suo impatto sulla salute.

Non è certo nostra intenzione cercare di interpretare le cause storiche e socio-economiche di questo cambiamento, ma è certo che questo tipo di alimentazione poco responsabile, basato sulla soddisfazione pura e semplice della necessità di mangiare, è nocivo per la salute umana. In un’epoca in cui spesso si tende a considerare il progresso come sinonimo di benessere, dobbiamo ammettere che questa relazione non ha validità nel campo dell’alimentazione, e che , al contrario, l’industrializzazione sta contribuendo a distruggere le fondamenta stesse della nostra cultura alimentare.

Siamo portati a dimenticare che tutto quello che conosciamo al giorno d’oggi sulle proprietà nutritive o tossiche di una pianta, oppure sull’utilizzo di certi alimenti a fini terapeutici, è il risultato di una lunga ricerca compiuta dall’uomo nel corso della sua evoluzione per determinare il valore e la qualità degli alimenti presenti nell’ambiente circostante.

Quello che chiamiamo attualmente “frutta” o “verdura” è appunto il risultato di questa selezione che si è verificato lungo un periodo di 15 milioni di anni,nel corso dei quali i nostri antenati si sono adattati ai cambiamenti del loro ambiente, costantemente alla ricerca di nuove fonti alimentari, di nuove specie vegetali che potessero procurare loro un aiuto alla sopravvivenza.

Dunque, l’alimentazione così come la si conosce al giorno d’oggi è un fatto del tutto recente: se si trasponesse la storia di 15 milioni d’anni di nutrizione dell’uomo e dei suoi antenati su un calendario di 365 giorni, l’agricoltura, vecchia soltanto di 8000 anni, non sarebbe stata inventata  che il 31 dicembre alle ore 19, mentre l’industria alimentare, ancora più recente, non apparirebbe che tre minuti prima dell’anno nuovo.

Si può suddividere il processo di selezione degli alimenti in tre grandi tappe. Nel corso della prima tappa, che si potrebbe definire “studio della tossicità”, gli umani sono stati costretti a effettuare molte prove per determinare se gli alimenti a loro a disposizione fossero commestibili.

Impresa pericolosa, s’intende, che si è certamente realizzata attraverso una serie di intossicazioni , o addirittura di morti in caso di alimenti particolarmente velenosi. Evidentemente, in numerosi casi, l’osservazione degli altri animali poteva rivelarsi utile ed evitare incidenti (è molto probabile che l’idea di mangiare le ostriche non sarebbe mai venuta se non avessero visto le lontre farlo), ma è certo che un gran numero di tentativi errati sono stati necessari per stabilire quali alimenti non causassero inconvenienti fisici e potessero quindi essere considerati privi di tossicità.

Queste conoscenze venivano evidentemente trasmesse ai familiari e agli altri membri della comunità, per evitare che tutti questi sforzi risultassero vani.

Nel corso della seconda tappa del processo di selezione, che si potrebbe definire “fase di valutazione”, i cibi selezionati all’inizio come non tossici venivano inclusi nell’alimentazione, ma continuavano a essere tenuti “sotto osservazione”, perché malgrado il loro carattere non tossico, numerosi vegetali non procurano effetti benefici per l’organismo, sia perché contengono delle tossine o delle droghe che a lungo termine possono nuocere alla sopravvivenza degli uomini, sia perché non apportano principi nutritivi o effetti positivi per la salute.

Mangiare dell’erba non sarà forse tossica, ma non costituisce nemmeno una fonte alimentare valida per l’uomo!!!

Infine la terza tappa, detta “fase di selezione”, è quella in cui sono stati scelti degli alimenti che assicurano un reale beneficio all’organismo, sia per il loro apporto nutritivo, sia per l’osservazione che il loro consumo procura dei vantaggi addizionali per la salute.

L’uomo non mangia solo per vivere, ma desidera anche vivere bene e il più lungo possibile. Questa ricerca di longevità l’ha spinto a cercare nell’alimentazione dei benefici superiori al puro apporto nutritivo, per la semplice ragione che questa era l’unica risorsa a sua disposizione in grado di influenzare la salute e di prolungare l’esistenza.

Non bisogna, dunque, stupirsi se la storia della medicina è indissociabile da quella della nutrizione, poiché giustamente l’alimentazione ha rappresentato per un lungo periodo la sola medicina a disposizione dell’uomo.

Le grandi civiltà antiche -egizia, indiana, cinese e greca- hanno tutte conservato in opere estremamente dettagliate le loro osservazioni sugli effetti positivi delle piante e degli alimenti sulla salute così come sulle loro virtù curative.

L’importanza dell’alimentazione come mezzo per conservare la salute ha costituito anche il fondamento di ogni approccio medico fino all’inizio del XX secolo. Quindi, al di là della semplice questione di sopravvivenza, l’acquisizione di tutte queste conoscenze su ciò che è buono, cattivo o senza conseguenze per la salute rappresenta un’eredità culturale di valore inestimabile che illustra la relazione fondamentale che unisce l’uomo, l’alimentazione e la natura.

Se tentassimo di imitare i nostri antenati e scrivessimo oggi un libro sugli alimenti benefici per la salute, non ci sarebbero molti cibi, attualmente in voga in Occidente, che meriterebbero di essere citrati .

Questa completa rottura col passato spiega perché, in epoca in cui la medicina non è mai stata così potente, stiamo assistendo all’insorgere di patologie estremamente rare fino ad un secolo fa, come il cancro del colon.

È quindi possibile trarre insegnamento dalle conoscenze millenarie fondate sull’osservazione della natura e dei vegetali. L’utilizzo di queste nozioni, di concerto con quelle della medicina contemporanea, non può che avere delle ripercussioni straordinarie per la salute umana, particolarmente per quanto riguarda la prevenzione del cancro.

L’importanza che attribuiamo alle radici storiche che legano gli uomini e l’alimentazione non che siamo diventati improvvisamente nostalgici e sentimentali verso il passato: le ultime ricerche hanno permesso di dimostrare che un certo numero di alimenti, selezionati dall’uomo nel corso della sua evoluzione, possiedono innumerevoli molecole dalle potenziali capacità antitumorali che possono veramente contribuire a ridurre la frequenza di malattie come il cancro.

L’attuale disinteresse della società occidentale per la natura della propria alimentazione non è dunque soltanto una semplice rottura con la cultura alimentare ma, cosa più grave ancora, l’accantonamento di una fonte straordinaria di molecole antitumorali molto potenti.

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