Dieta vegetariana:Il vegetariano e il digiuno

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Sul tema del digiuno “il nutrizionista” non poteva non dire la sua, specie in un periodo come questo, primaverile,in cui ci si inizia a far i conti con lo specchio e a valutare quale dieta adottare, o meglio, quale corretta alimentazione

Al vegetarismo, medicina del corpo o medicina dello spirito, sono spesso associati periodi di monodiete e di digiuno.

Durante una monodieta, l’alimentazione quotidiana si compone di un solo cibo: riso, uova, fragole, carote o altre verdure.

Questi periodi possono durare per giorni o per settimane.

In genere la durate dei digiuni è abbastanza breve: da uno a tre giorni, fino a un massimo di dieci giorni. Alcuni vegetariani si sottopongono a digiuni “asciutti”, cioè senza assunzione di alcun liquido, nemmeno di acqua.

Questa pratica è dannosa per la salute. Alcuni vegetariani fanno digiuni e monodiete regolarmente da uno a tre volte l’anno, anche più volte al mese, mentre altri li fanno raramente dopo qualche eccesso alimentare.

Si tratta, in ogni caso, di disintossicare, fisiologicamente con le monodiete, fisiologicamente e psicologicamente con i digiuni.

Queste pratiche permettono di “liberare gli intestini regolarizzandone le funzioni”, “curare un raffreddore o una febbre”, “sentirsi leggeri nel corpo e nello spirito” o di “facilitarne la meditazione”.

J.Claudian, medico nutrizionista, ricorda, risalendo alle origini, che questa duplice concezione fisiologica e psicologica dei benefici del digiuno è sempre esistita e si ritrova sia nel pensero arcaico sia in quello classico.

Il digiuno “sconfigge i mali accumulati nell’organismo: da ciò deriva il suo effetto rinvigorente”.

Molti esponenti di scuole vegetariane raccomandano  digiuni e monodiete, di cui sostengono i benefici effetti.

Shelton osserva che, grazie ai processi di “autolisi” che si verificano durante il digiuno, “i tessuti sono eliminati in modo inversamente proporzionale alla loro utilità: si perdono prima i grassi e gli accumuli malsani, poi gli altri tessuti”.

Ceffroy raccomanda “digiuni completi, di breve durata (due o tre giorni al massimo), che si possono ripetere più volte al mese”. Consigli anche le cure di frutta, che consistono “nell’assumere esclusivamente frutta (minimo 2 kg) per uno, due o tre giorni”. La cura più raccomandata è quella dell’uva.

Anche il regime macrobiotico riconosce il valore del digiuno, ma gli preferisce la “dieta n° 7” una monodieta a base di cereali (di solito riso integrale) e con pochissima acqua.

Questa dieta “che ha una durata abbastanza breve, trai sette e i dieci giorni” , e “che fornisce una dose molto ridotta di calorie, glucidi, proteine etc, offre ppiù o meno gli stessi benefici di un digiuno, senza sottoporre l’organismo a regole altrettanto rigide e senza richiedere un grande sforzo di volontà”.(J.Celle).

R. e J.Dextreit riconoscono le molteplici virtù terapeutiche della frutta, come H.Ch.Ceffroy, ma anche della verdura. Infatti, consigliano di fare cure a base di verdura in caso di malattia.

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