Dieta vegetariana: alimenti esclusi

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Lo zucchero

Lo zucchero è il primo degli alimenti evitati dalla dieta vegetariana. I vegetaliani e i seguaci della macrobiotica considerano nocivi o inutili non solo lo zucchero, ma tutti i prodotti zuccherati (bibite, dolci, dolciumi, marmellate, miele…etc..)

<<Per mantenersi sani, si devono evitare lo zucchero, il miele, tutti gli sciroppi, la saccarina e gli altri dolcificanti>> (J.Celle, redattore capo della rivista macrobiotica Le Campus).

<<L’unico zucchero che non povoca danni è quello naturale che troviamo nella frutta matura>> (H.Ch. Geffrony, fondatore de “La Vie Claire” e autore di “Tu vivras cent ans”,CEVIC,1978).

I seguaci della macrobiotica e i vegetaliani consumano, quindi, pochissimi  prodotti zuccherati e non utilizzano dolcificanti per sostituire lo zucchero.

I vegetariani più permissivi, invece, condannano, esclusivamente lo zucchero bianco, ritenendolo tossico (perché lascia residui nocivi, è demineralizzante, cancerogeno,..etc..) e privo di sostanze utili (infatti, non fornisce all’organismo né minerali né vitamine né altri elementi, ma soltanto saccarosio).

Spesso esso è sostituito da altri prodotti che, al contrario, fanno bene alla salute come lo zucchero di canna, zucchero non raffinato, miele e, a volte, marmellata, frutta secca etc.

I dolci vegetariani sono una meraviglia.

Gli eccitanti

Sono il cioccolato, il tè, il caffè, gli alcolici (vino, aperitivi, digestivi..etc).

Agli occhi dei vegetariani, il cioccolato ha un duplice svantaggio di essere un prodotto zuccherato e di contenere un eccitante naturale, la teobromina, una vera e propria droga che comporterebbe rischi di assuefazione e produrrebbe residui come l’acido urico.

Talvolta, il cioccolato è sostituito nel dessert dalla carruba. Ma alcuni vegetariani (quelli permissivi) non riescono proprio a fare a meno del cioccolato e del caffè. ”Sono troppo buoni” confessano.

Alcolici, tè e caffè sono sostituiti da tisane (quelle stimolanti: timo e rosmarino), da tè macrobiotici, come il tè mu (a base di ginseng, cartamo, cipero, zenzero, liquirizia, cannella, peonia, angelica, cardo, ortica marina..etc) e dal “tè di tre anni” (contenente solo lo 0.5% di teina) oppure del caffè di cereali.

La macrobiotica sconsiglia vivamente tutte le bevande eccitanti compresa la menta: <<datelo a vostro marito se non lo amate>>(Kushi).

Secondo H.Ch. Geffrony <<il vino deve essere sostituito da abbondante frutta fresca>>.

Le leguminose

H.Ch. Geffrony ritiene che, per mantenersi in buona salute, si debbano eliminare dalla propria alimentazione tutti i legumi secchi, tutte le leguminose.<< Le leguminose contengono purine, lasciano residui come la carne e sono altrettanto tossiche>>.

Alcuni vegetaliani seguono ancora questa regola: è un vero peccato perché, nelle diete vegetaliane le leguminose costituiscono una preziosa fonte di proteine dei cereali, di vitamine e di un certo numero di oligoelementi come il ferro.

I prodotti raffinati

È molto probabile che tutti gli alimenti che hanno subito un procedimento di raffinazione vengano esclusi dall’alimentazione vegetariana, generalmente più naturale.

Lo zucchero bianco, il riso brillato, il pane bianco, le farine finemente setacciate (ad alto tasso di abburattamento), gli oli raffinati e tutti gli alimenti industriali fabbricati con questi prodotti sono “alimenti inutili o addirittura tossici, che sono all’origine di carenze e malattie”.

<<In genere, hanno perso gli elementi più preziosi, la maggior parte delle loro vitamine e minerali>>.

<<Contengono spesso additivi tossici e provocano squilibri alimentari >>.

Lo zucchero bianco può essere sostituito dallo zucchero di canna, dallo zucchero non raffinato, dal miele o dall’uva sultanina; i cereali “industriali” sono sostituiti da cereali integrali.

La scelta degli oli è molto importante: l’olio d’oliva, l’olio di cartamo, l’olio di sesamo o olio di arachide saranno  utilizzati solo se sono di prima spremitura (preferibilmente spremuti a freddo senza l’uso di alcun solvente).

Ai vegetariani non interessa la pubblicità degli oli “raffinati due volte”.

Le conserve e i surgelati

La dietetica vegetariana non approva le conserve e ancor meno i prodotti surgelati o congelati. Molti vegetariani ritengono, infatti, che i procedimenti industriali di conservazione a cui sono sottoposti gli alimenti nuocciano alla loro qualità e li alterino. Gli alimenti appertizzati (sterilizzati a contenitore chiuso) o surgelati sono “alimenti morti”.

Si devono segnalare alcune eccezioni come la salsa di pomodoro, il mais, che difficilmente si può trovare fresco, e le conserve biologiche (preparate, cioè, con prodotti coltivati senza fertilizzanti chimici e non sottoposte ad alcun procedimento chimico), che stanno comparendo sul mercato.

Anche i surgelati biologici cominciano ad affacciarsi sul mercato, sebbene in misura ancora minima.

La frutta fresca

Latticini, cereali e verdura fresca sono sicuramente gli alimenti che i vegetariani consumano in maggiore quantità.

Segue la frutta, due, tre volte la settimana, cotta, secca o fresca (sempre in piccola quantità: uno spicchio o un pezzetto di frutta per volta), <<perché i frutti provengano dalla stessa zona climatica in cui vivete>> (Kushi).

Molti frutti, tra cui gli agrumi, sono perciò proibiti dalla macrobiotica; anche i succhi sono sconsigliati. In pratica, i seguaci della macrobiotica mangiano pochissima frutta (qualche volta mele, preferibilmente cotta) e consumano poca verdura cruda.

La dieta standard prevede ad ogni pasto una percentuale di verdura fresca che oscilla tra il 20 ed il 30%, di cui due terzi sono composti da verdura cotta ed un terzo da verdura cruda, insalata sbollentata e sottaceti. Insomma, la quantità di verdura cruda è scarsa, talvolta perfino inferiore alla media.

In fin dei conti, la necessità di eliminare determinati alimenti dalla dieta ha una sola giustificazione: “fanno male alla salute”.

Tale atteggiamento non è condiviso solo dai vegetariani, ma un po’ da tutti, poiché i risultati di un’inchiesta sui fattori che determinano la scelta degli alimenti mostrano che <<molto spesso il rifiuto di certi cibi è determinato da motivi di salute>> (Y.Serville).

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