Dieta vegetariana: vitamine e sali minerali

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Vitamine e  sali minerali non hanno valore energetico, non forniscono calorie all’organismo, ma sono indispensabili al suo buon funzionamento, Le quantità necessarie sono minime, circa un milligrammo o un microgrammo per le vitamine e gli oligoelementi, circa un grammo per alcuni minerali.

Generalmente, la concentrazione di tali sostanze negli alimenti e bassissima; perciò, è necessario variare molto l’alimentazione e preparare gli alimenti in modo da preservare al massimo il loro contenuto di vitamine e di minerali.

Se ponete qualche domanda sul valore della dieta vegetariana ad un carnivoro impenitente, la sua risposta sarà immediata: <<i vegetariani non hanno una bella cera; devono avere carenze vitaminiche».

In tal modo, viene sottolineata la presunta ricchezza vitaminica della carne“. Se, invece, chiedete ad un vegetariano che cosa rimprovera all’alimentazione tradizionale, vi risponderà probabilmente che è “tossica e carente”,

Entrambi dicono il vero…

L’alimentazione vegetariana rischia di provocare alcune carenze di vitamine e di minerali (carenza di vitamina B12, di riboflavina, di ferro, di zinco, di calcio ecc.), soprattutto se la dieta è molto rigorosa: assenza totale di prodotti di origine animale, esclusione di legumi, di verdure cotte o di alcuni tipi di verdure ecc.

Un’alimentazione tradizionale dei paesi industrializzati non é esente da problemi nutrizionali, nonostante l’abbondanza e la varietà che la caratterizzano. Essa pecca per eccesso (eccesso di lipidi di origine animale, eccesso di zucchero), ma anche per difetto.

Ferro, magnesio, vitamina B1, vitamina B6, vitamina C e acido folico sono spesso insufficienti nell’alimentazione moderna. Il problema è tanto più serio quanto più le condizioni di vita e alcune abitudini possono aumentare il fabbisogno di queste sostanze,

Ad esempio, lo stress, il tabagismo e l’inquinamento aumentano il fabbisogno di vitamina A, cosi come la contraccezione per via orale aumenta quello di vitamina A e di vitamina B6. Nella maggior parte dei casi, comunque, non si tratta di vere e proprie carenze, ma piuttosto di fenomeni meno allarmanti detti carenze subcliniche.

Invece, lo scorbuto, il beriberi, la pellagra, il rachitismo, l’anemia ecc. sono malattie provocate da carenze di vitamine o di minerali i cui sintomi sono gravi e talvolta irreversibili. Eccetto l’anemia e il rachitismo, queste malattie non esistono più nei paesi europei.

Le malattie da carenze cliniche sono dovute alla completa mancanza di uno o più nutrienti.

Se tali nutrienti sono invece presenti, ma in misura molto inferiore al fabbisogno, l’individuo non è in stato di carenza clinica ma subclinica (detta anche precarenza).

Lo stato di carenza subclinica, anche se e meno grave di una carenza clinica, si riflette sulla salute: stanchezza, nervosismo, minore resistenza alle infezioni ecc. Un brusco aumento del fabbisogno (malattia, incidente, gravidanza) rischia di trasformare rapidamente lo stato di carenza subclinica in carenza clinica, con conseguenze multo più gravi.

In genere, è difficile identificare i sintomi, poco evidenti, delle carenze subcliniche. Una dieta sufficientemente abbondante e variata costituisce la migliore prevenzione di questi disturbi.

Tuttavia, in un’alimentazione cosiddetta “normale”, alcuni nutrienti come il ferro o il magnesio sono di solito insufficienti.

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