Dieta vegetariana: la densità nutrizionale

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Come può la civiltà dell’abbondanza, che necessita di ricorrere a ogni tipo di dieta, da quella di mantenimento a quella ricostituente passando per quella vegetariana, dei paesi industrializzati provocare delle carenze subcliniche nutrizionali?

Ciò si deve, soprattutto, a tre fattori: il miglioramento del livello di vita, la raffinazione sempre pin diffusa dei prodotti alimentari e un minore dispendio di energie.

Il miglioramento del livello di vita

Diversamente dall’inizio del secolo, molti di noi possono permettersi oggi alimenti pregiati e saporiti come la carne, i salumi, i formaggi e i dessert, mentre diminuisce il consumo di cereali, di legumi e di patate. Questi cibi semplici sono invece indispensabili per un’alimentazione equilibrata, perché sono ricchi di vitamine e di minerali (quando non sono troppo raffinati) e poveri di lipidi.

La raffinazione dei prodotti alimentari

Gli alimenti raffinati (zucchero, cereali, olio ecc.) sono più digeribili o più appetitosi, ma sicuramente hanno perso una parte del loro potere nutrizionale. Nei cereali, ad esempio, quasi tutte le vitamine e i minerali si trovano nella parte esterna del chicco e nel germe, che vengono eliminati con l’involucro esterno (la crusca) durante il procedimento di raffinazione. Ora si parla addirittura di olio raffinato due volte…

Un minore dispendio di energie

Ai nostri giorni, l’ascensore sostituisce la scala, l’auto sostituisce la bicicletta, noi camminiamo poco e viviamo in ambienti ben riscaldati.

Il fabbisogno energetico, quindi, e molto diminuito rispetto all’inizio del secolo. Pasti “nutrienti” (da un punto di vista energetico) come se ne facevano una volta non sono pin concepibili.

Come sottolineano molti esperti, il consumo energetico medio è notevolmente diminuito dall’inizio del secolo.

Questo fatto ha provocato un calo del consumo globale di vitamine e di  sali minerali.

In conclusione, la nostra alimentazione é sempre più povera di vitamine; e di minerali, da un punto di vista sia qualitativo sia quantitativo questo moltiplica i rischi di carenze subcliniche,

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