Corretta alimentazione, ancora sull’alimentazione biologica

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Anche le carni animali devono uscire dalla logica dello sfruttamento su larga scala; non si devono commercializzare carni di animali curati con antibiotici, con ormoni, o ancora salumi con grandi quantità di nitriti o di fosfati che, trattenendo l’acqua, sono utilizzati con lo scopo di rendere il prosciutto cotto più tenero.

I formaggi e tutti i derivati del latte, provengono da produzioni che hanno subito tutti i controlli necessari per determinare che non si sia fatto uso di sostanze tossiche di qualunque genere, al fine anche di rispettare e preservare la qualità del bestiame.

La produzione biologica riduce al minimo gli interventi sulle piante e sugli animali, facendo attenzione a non usare medicinali per le bestie o fertilizzanti di origine chimica per le piante.

Essa si avvale di vari mezzi per poter produrre e allevare con questi principi, primo fra tutti il rispetto per gli animali, per le piante e per l’ambiente in cui essi vivono.

Attraverso interventi mirati, quali rimboschimenti di aree di vegetazione selvatica, la scelta di piante autoctone, il rispetto di una certa distanza di sicurezza dalle strade di scorrimento e dai campi in cui viene usata la chimica, e altre precauzioni ancora, si mira ad avere delle piante più resistenti alle malattie.

La terra viene concimata con materiale organico oppure si pratica la rotazione di leguminose con altre piante per aumentare la resa del terreno. Quando vi sono attacchi di parassiti, si usano rimedi sempre coerenti con il sistema di coltivazione biologica, quali per esempio l’introduzione di antagonisti naturali.

Il consumatore scettico sulla garanzia del termine biologico deve sapere che la produzione dell’agricoltura biologica è definita da norme CEE, e precisamente da un “testo unico” del 1991.

È in vigore una normativa europea e sono state emanate regole a livello nazionale per la sua applicazione.

In Italia sono attivi i seguenti Organismi di Certificazione riconosciuti dal Ministero per le Politiche Agricole, che svolgono il ruolo di verifica del marchio biologico:

  • AIAB: Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica di Bologna
  • ASSOCIAZIONE SUOLO E SALUTE di Fano (PS)
  • BIOAGRICOOP di Casalecchio di Reno (BO)
  • BIOS srl di Marostica (VI)
  • CCPB: Consorzio per il Controllo dei Prodotti Biologici di Bologna
  • CODEX di Basilicanova (PR)
  • ECOCERT ITALIA di Catania
  • IMC: Istituto Mediterraneo di Certificazione di Senigallia (AN)
  • Qc&I International Services sas di Monteriggioni (SI)

Ogni volta che troviamo uno di questi loghi sui prodotti, sappiamo che la loro provenienza è da allevamento o da agricoltura biologica.

In Italia aumentano i terreni coltivati senza prodotti chimici, come pure le aziende che si specializzano nel settore, ed ovviamente si moltiplicano i punti vendita.

Possono essere significativi alcuni dati:

  • I punti vendita di frutta e verdura biologica nei supermercati contavano 130 unità nel 1996 e sono aumentati a più di 600 nel 1999 (di cui quasi 500 nel Nord Italia);
  • La superficie coltivata biologicamente rappresentava già il 6.5% del territorio nel 1999;
  • Le aziende del settore passano da 31000 nel 1997 a 44000 nel 1998, di cui circa il 40% si trova in Sicilia e Sardegna;
  • Il 10% della frutta prodotta in Italia è biologica;
  • Nel 1999 si sono venduti 42000 quintali di frutta e verdura biologiche e nel 2000 tale cifra è raddoppiata;
  • Vi sono sempre più, nel settore, imprese strutturate industrialmente rispetto agli operatori artigianali;
  • Sono in aumento le mense scolastiche che offrono cibi biologici;
  • Le aziende di produzione-trasformazione e trasformazione sono anch’esse aumentate, passando dalle 1728 nel 1997 a 2085 nel 1998.
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