Corretta alimentazione, alimenti da evitare: il latte e la catena alimentare

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Ormai la notizia passa di bocca in bocca e trova spazio su giornali e riviste: latte e formaggio, considerati finora alimenti completi e necessari per l’uomo, sono fra i principali indiziati quali causa e concausa di un elevato numero di malattie, gravi o più o meno gravi, dell’uomo moderno.

Nonostante le enormi somme spese in pubblicità e promozione della potentissima industria lattierocasearia, in Europa come negli Stati Uniti, allo scopo di creare questa immagine di cibo sano e vitale, stanno leggermente emergendo dati inoppugnabili sulla nocività di questo “bianco” prodotto.

Il tutto si basa sull’equivoco che il latte è l’alimento ideale per il bambino (evitando di chiarire che si tratta di latte materno e solo per i lattante); e se poi fa bene al bambino, figuriamoci all’adulto!

La catena alimentare

Tutto cominciò con Cernobil, la catastrofr nucleare che ci fece aprire gli occhi sui cosiddetti progressi tecnologici e sui costi reali di certe comodità. L’”homo informaticus”, pur bombardato da una quantità incredibile di informazioni e notizie, si dovette render conto in maniera “scioccante” (cioè sulla propria pelle!) di alcuni fatti elementari, ma non ancora parte del nostro bagaglio culturale:

L’inquinamento non conosce frontiere né spaziali (quelle degli stati), né temporali (può anche essere irreversibile); per cui i danni li possono subire anche i non diretti “colpevoli”, sia nello spazio (Russia), sia nel tempo (i figli subiscono gli effetti dei danni prodotti dai padri);

Esiste un rapporto fra alimentazione e salute, cioè per stare bene occorre mangiare certi cibi e non altri (si ricordi, dopo l’incidente alla centrale nucleare di Cernobil, il divieto di mangiare certi prodotti, ad esempio, il latte, e l’incoraggiamento a mangiarne altri, ad esempio, miso ed alghe);

L’inquinamento si concentra sempre di più a mano a mano che si procede lungo la “catena alimentare”, partendo da terra, acqua ed aria, passando attraverso i prodotti vegetali, che raccolgono ciascuno una piccola parte dell’inquinamento, per arrivare ai prodotti animali che concentrano l’inquinamento del singolo vegetale moltiplicato per il numero dei vegetali mangiati. Pertanto, fra i prodotti animali, il formaggio concentrerà l’inquinamento assai più del latte, così come la carne più del formaggio, la carne dei predatori più della carne degli erbivori. E per questo motivo che si sono trovate tracce di DDT (il potentissimo insetticida messo al bando oltre venti anni fa) nel latte (sia di mucca che di donna); infatti molti dei pesticidi più accreditati (oggi ad esempio la dieldrina) non solo sono cancerogeni ma impiegano decenni per dissolversi e scomparire dalla circolazione lungo la catena alimentare. Si calcola di tutti i residui tossici presenti nell’alimentazione, il 90-95% derivi da carne, latticini, uova e pesce.

A conferma di quanto sopra è bene citare i risultati di una ricerca condotta in Alto Adige e in Tirolo, due regioni fra le più esposte alla “pioggia radioattiva”di Cernobil, sui livelli di radioattività sul corpo umano tre anni dopo il disastro.

Tali risultati hanno chiaramente indicato che il livello di radioattività è sceso più sensibilmente nelle persone che in questi tre anni hanno abbandonato i prodotti di origine animale a favore di cereali e verdure (La Stampa, 8/7/1989).

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