Anisakis Simplex, attenti a quest’ospite indesiderato!!!

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L’anisakis è un verme parassita capace di annidarsi nel nostro stomaco provocando anchegravi conseguenze.

Prurito alla gola, dolori addominali, nausea, vomito, a poche ore dall’ingestione,sono solo alcune dei sintomi tipici dell’anisakidosi. Possono presentarsi anche situazioni più problematiche,se le larve del verme non vengono espulse ed arrivano nell’intestino: forti dolori tipici di un’infiammazione acuta dell’appendice a sintomi simili al morbo di Crohn, perforazioni di stomaco o di intestino.

Ma quali le cause? Ebbene si, anche un solo verme, introdotto nel nostro corpo grazie all’alimentazione, potrebbe essere il responsabile di stati convalescenti che svaniranno solo quando il parassita ha cessato di vivere oppure è stato rimosso chirurgicamente.

Patologia diffusa nei paesi consumatori di crudità, pesce e carpacci, dove l’anisakis si annida come ospite, sia in forma larvale sia sviluppata. Sushi, nighiri, gamberi, scampi, calamari ed altre prelibatezze consumate crude, o poco cotte, o conservate male, possono esser si un contorno di una bella serata ma nascondere anche dei risvolti a dir poco spiacevoli.

Conosciamo meglio quest’ospite indesiderato

Anisakis, verme nematode appartenente alla famiglia degli Anisakidae, composta da 5 generi, di cui 4 causano malattie nell’uomo

  1. Anisakis, tra cui Anisakis simplex Anisakis physeteris
  2. Pseudoterranova
  3. Contracaecum
  4. Phocascaris

Il genere Anisakis hanno un corpo cilindrico, vermiforme, dalle dimensioni visibili ad occhio nudo, da 1 a 3 cm, rivestiti da una cuticola esterna che consente loro di superare la barriera dei succhi gastrici dell’uomo. La specie più comune che provoca l’anisakidosi è l’anisakis simplex, avente un ciclo biologico in cui l’uomo può essere lo stadio intermedio o finale, vive abitualmente nei visceri di pesci, molluschi e mammiferi marini ed il cui ciclo biologico segue questo schema.

é importante sottolineare che questa zoonosi, l’anisakidosi, non è trasmissibile tra gli esseri umani. Un individuo contagiato non può contagiare. Inoltre il ciclo biologico ha il suo habitat ideale in acque salate per cui i pesci di acqua dolce sono immuni da questa invasione.

 

 

 

I parassiti sono stati riscontrati principalmente nelle carni di:

  • merluzzo,
  • passera di mare,
  • salmone del Pacifico,
  • aringhe,
  • rana pescatrice
  • sgombri,
  • alici,
  • sardine

Una volta che l’uomo è stato il malcapitato ospite intermedio, l’infezione, come abbiamo detto, può manifestarsi entro poche ore, se fortunati, se il parassita muore spontaneamente oppure concludersi in pochi giorni con una semplice terapia antibiotica.

Raramente possono verificarsi ostruzioni a livello dell’intestino tenue, in tal caso occorre intervenire chirurgicamente.

Come possiamo consumare pesce essendo sicuri dell’assenza di parassiti?

Alcuni consigli pratici:

  • È stato dimostrato che eviscerare il pescato, al momento della pesca, abbassa notevolmente la percentuale di probabilità di esserne contaminati.
  • Congelare il pescato secondo le seguenti modalità, scelta consigliata dalla Food And Drug Administration:
    • -20° C per 7 giorni oppure
    • -35° C per 15 ore
  • Evitare il consumo di pesce crudo se non sicuri della conservazione o della filiera
  • Cuocere il pesce. La cottura, ad almeno 60° C assicura la totale morte dei parassiti
  • Né la salatura né l’affumicatura uccidono l’anisakis
  • L’anisakis è un verme visibile ad occhio nudo, consiglio di controllare il pesce prima di consumarlo.

In soggetti particolarmente sensibili agli allergeni prodotti dai pesci infetti possono manifestarsi più o meno gravi reazioni allergiche.

Orticarie, dermatiti, congiuntiviti, fenomeni asmatici sono alcune delle reazioni mediate dal semplice contatto o inalazione di tossine del parassita, condizione che è possibile prevedere con un semplice test, il prick test, esame diagnostico che consente di controllare l’ipersensibilità valutando le immunoglobuline IgE. Un aumento di tale valore consente di diagnosticare la  dell’anisakiasi gastroallergica.

In definitiva:

la diagnosi si basa sui sintomi a breve termine e sull’alimentazione del paziente. La diagnosi viene confermata poi con una semplice radiografia o ecografia oppure, se il verme si è annidato, per via chirurgica.

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