Alimenti ricchi di energia: i cibi crudi, esempi di una corretta alimentazione

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Argomento fondamentale per una corretta alimentazione per “il nutrizionista” è la degradazione dei cibi.I principi attivi, capaci di dare energia, si trovano principalmente negli alimenti crudi, visto che, come sappiamo, la cottura distrugge molte delle componenti dei cibi.

I sostenitori di un’alimentazione basata sul consumo del crudo insegnano che durante la cottura avvengono delle modificazioni nella struttura dell’alimento e che questo dipende dalla temperatura.

  • fra 40° e 75° gli enzimi vengono distrutti
  • fra 60° e 75° vi è distruzione della vitamina C
  • a 100° vi è precipitazione dei minerali e degli oligoelementi
  • a 120° tutte le vitamine sono scomparse

Gli alimenti crudi non conservano integralmente soltanto le vitamine, i minerali, gli enzimi, ma posseggono anche qualche cosa in più, cioè la vita.

I sostenitori dell’importanza di mangiare cibi crudi affermano che un alimento crudo è vivente, mentre un alimento cotto è “morto” e pertanto non è idoneo all’alimentazione umana. Per dimostrarlo, hanno analizzato quello che succede dopo un pasto composto esclusivamente da alimenti cotti, e hanno constatato che il numero di globuli bianchi aumenta in modo considerevole, il che significa che nell’organismo è in atto una reazione di difesa contro l’introduzione di alimenti che non gli sono affatto idonei.

Le cifre parlano in modo ancora più eloquente: normalmente il nostro sangue contiene circa 5.000-7.000 globuli bianchi per mm2, che dopo un pasto composto solo da cibi cotti essi aumentano fino a raggiungere un valore pari a 17.000-20.000 unità per mm2 .

Ciononostante dal punto di vista chimico, le analisi evidenziano le stesse componenti sia che l’alimento venga preso in considerazione crudo sia che venga esaminato cotto. In genere, l’analisi chimica di un alimento crudo o cotto rivela in entrambi le stesse proprietà ma, senza riuscire a determinare se in uno dei due esiste la vita.

Purtroppo la scienza non è ancora in grado di provare tecnicamente l’esistenza della vita, e tanto meno di “misurarla”.

Per sapere, però, in modo semplice, della sua presenza basta esaminare un seme “crudo” e constatare che dopo qualche tempo esso darà origine ad una piantina; in altre parole, con quel seme si è creata una forma di vita o meglio essa era già presente nel seme ancora prima di essere messo sotto terra.

Se si ripete lo stesso esperimento, compiendo esattamente gli stessi gesti, ma utilizzando questa volta un seme che è stato cotto, ci si accorgerà ben presto che nessuna piantina spunterà dalla terra, malgrado le cure e le attenzioni apportate.

Se ne conclude quindi che un seme cotto rimane sterile perché in esso non è più contenuta la vita.

continua…

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