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	<title>Nutrizionista &#187; omega-3</title>
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		<title>Prevenzione: &#8220;il nutrizionista&#8221; e gli effetti benefici degli acidi grassi omega 3</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Jun 2010 05:00:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosario</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’importanza di integrare l’alimentazione con cibi ricchi di omega-3 è legata ai loro effetti benefici su almeno due grandi problemi di salute che affliggono le popolazioni occidentali, le malattie cardiovascolari e il cancro. &#8220;il nutrizionista&#8221; illustra gli effetti benefici del regolare consumo di acidi grassi omega 3. A livello cardiovascolare, esiste un certo consenso sui [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilnutrizionista.eu/wp-content/uploads/2010/06/images.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1745" title="images" src="http://www.ilnutrizionista.eu/wp-content/uploads/2010/06/images.jpg" alt="" width="116" height="116" /></a>L’importanza di integrare l’alimentazione con cibi ricchi di omega-3 è legata ai loro effetti benefici su almeno due grandi problemi di salute che affliggono le popolazioni occidentali, le malattie cardiovascolari e il cancro. &#8220;il nutrizionista&#8221; illustra gli effetti benefici del regolare consumo di acidi grassi omega 3.<span id="more-1742"></span></p>
<p>A livello cardiovascolare, esiste un certo consenso sui benefici associati al consumo di fonti alimentari di omega-3, soprattutto per le persone ad alto rischio.</p>
<p>Gli studi svolti finora indicano che gli omega-3 riducono la frequenza di questi disturbi diminuendo il rischio di aritmie cardiache, causa di morte improvvisa, e abbassando i livelli nel sangue di lipidi e quindi il rischio di formazione di placche aterosclerotiche.</p>
<p>Gli effetti benefici degli omegn-3 non si limitano però alla prevenzione delle malattie cardiovascolari, sempre più risultati sperimentali suggeriscono che questi acidi grassi potrebbero anche giocare un ruolo importante in quello dei tumori</p>
<p>Alcuni studi che hanno preso in considerazione il rapporto tra il consumo di pesce ricco di omega-3 e il cancro hanno evidenziato, per esempio, una riduzione del rischio di sviluppare tumori al seno, alla prostata e al colon.</p>
<p>Questo ruolo preventivo è confermato dai risultati ottenuti sui modelli animali e sulle cellule tumorali isolate. Per esempio, mentre gli acidi grassi omega-6 sono considerati come fattori predisponenti il cancro, l’inclusione degli omega-3 nell’alimentazione dei topi da laboratorio provoca l’effetto inverso, ovvero riduce lo sviluppo del cancro al seno, al colon, alla prostata e al pancreas, aumentando nel contempo l’efficacia dei trattamenti chemioterapici.</p>
<p>I meccanismi coinvolti in questo effetto protettivo potrebbero essere legati a una riduzione della produzione di molecole infiammatorie che alterano il sistema immunitario e favoriscono lo sviluppo del cancro, oltre a un effetto diretto sulle cellule tumorali, modificando la capacità di queste cellule di sfuggire alla morte per apoptosi impedendo lo sviluppo di nuovi vasi sanguigni essenziali alla loro crescita.</p>
<p>Di conseguenza, un aumento nel consumo di fonti alimentari di omega-3, come il pesce grasso, a scapito soprattutto dei grassi animali saturi come la carne rossa non può che essere benefico per la salute e contribuire a ridurre significativamente il rischio di sviluppare un tumore.</p>
<p>Concludendo, modificare il proprio regime alimentare aumentando in modo significativo l’apporto di acidi grassi omega-3 e riducendo quello di omega-6 può senza dubbio aiutare a prevenire il cancro.</p>
<p>Un cucchiaio da tavola di semi di lino macinati, aggiunto ai cereali al mattino, è un modo semplice per aumentare l’apporto di omega-3.</p>
<p>Poiché la migliore fonte di di questi acidi grassi è il pesce, è particolarmente raccomandato integrare due o tre porzioni di pesce grasso all’alimentazione settimanale, sia per il suo contenuto di omega-3 sia per la presenza di proteine, vitamine e sali minerali.</p>
<p>È certamente deprecabile il fatto che alcuni pesci contengono tracce infinitesimali di contaminanti tossici, tuttavia occorre ricordare che a fronte di quantità così ridotte, i benefici forniti dal pesce sono infinitamente superiori agli effetti negativi che queste sostanze potrebbero causare.</p>
<p>Se siete molto sensibili al problema, evitate di consumare i grossi pesci predatori, come il pescecane, il pesce spada e il tonno più di una volta alla settimana.</p>
<p>I pesci che rappresentano una buona fonte di omega-3 (salmone, sardine, sgombro), in confronto, contengono molti meno contaminanti tossici.</p>
<p>Per quanto riguarda il salmone, scegliete di preferenza quello selvatico, invece di quello cresciuto in allevamento: in quest’ultimo caso, infatti, di solito i pesci vengono nutriti con mangimi ricchi di omega-6, invece che con alghe, e le loro carni contengono quindi molti meno omega-3.</p>
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		<title>Prevenzione: &#8220;il nutrizionista&#8221; analizza gli omega 3</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Jun 2010 06:18:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosario</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dal nome alquanto curioso, questi lipidi sono essenziali al nostro buono stato di salute: &#8220;il nutrizionista&#8221; ne approfondisce la faccenda&#8230;Il primo indizio sui potenziali benefici di un’alimentazione ricca di acidi grassi omega-3 viene da alcuni studi che mostrano come, malgrado un regime alimentare basato su un apporto di carne molto grassa (foca, balena etc) e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilnutrizionista.eu/wp-content/uploads/2010/06/omega3-.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1737" title="omega3-" src="http://www.ilnutrizionista.eu/wp-content/uploads/2010/06/omega3-.jpg" alt="" width="124" height="99" /></a>Dal nome alquanto curioso, questi lipidi sono essenziali al nostro buono stato di salute: &#8220;il nutrizionista&#8221; ne approfondisce la faccenda&#8230;Il primo indizio sui potenziali benefici di un’alimentazione ricca di acidi grassi omega-3 viene da alcuni studi che mostrano come, malgrado un regime alimentare basato su un apporto di carne molto grassa (foca, balena etc) e privo di frutta e verdura, gli inuit della Groenlandia siano in larga parte risparmiati dalle malattie cardiovascolari.<span id="more-1736"></span></p>
<p>Non si tratta di una protezione di origine genetica, perché quando emigrano gli inuit diventano anch’essi soggetti a queste malattie; la ragione risiede piuttosto nel contenuto eccezionale di acidi grassi omega-3 provenienti da prodotti marini di cui è ricca la loro alimentazione.</p>
<p>In effetti, i pesci ricchi di grassi, come lo sgombro, le sardine e il salmone, sono fonti importanti di due acidi grassi omega.3, chiamati <strong>acido eicosapentoenoico</strong> (EPA) e <strong>acido dacosaesaenoico</strong> (DHA).</p>
<p>Questi pesci sintetizzano questi due acidi grassi a partire dall’acido alfa linolenico (LNA), un omega-3 di origine vegetale, presente in grandi quantità nel fitoplacton di cui si nutrono</p>
<p>L’LNA, da non confondere assolutamente con l’LA, l’omega-6 onnipresente nella nostra alimentazione, si trova anche in altri alimenti (semi di lino, <a href="http://www.ilnutrizionista.eu/category/prevenzione/soia-prevenzione"><span style="color: #0000ff;">soia</span></a>, noci), ma sfortunatamente si suppone che la fabbricazione dell’EPA e del DHA a partire dell’LNA non sia molto efficace negli esseri umani nel caso ci sia una sovrabbondanza di acidi grassi omega-6 provenienti dall’alimentazione, come succede oggi.<a href="http://www.ilnutrizionista.eu/wp-content/uploads/2010/06/Immagine-0021.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1739" title="Immagine 002" src="http://www.ilnutrizionista.eu/wp-content/uploads/2010/06/Immagine-0021-221x300.jpg" alt="" width="221" height="300" /></a></p>
<p>Questa difficoltà nel produrre EPA e DHA è dovuta al fatto che l’insieme di enzimi che producono questi acidi a partire dall’LNA è lo stesso che trasforma l’LA, ovvero l’acido grasso omega-6, in molecole infiammatorie..</p>
<p>Dunque, quando l’alimentazione è troppo ricca di LA, gli enzimi risultano sovraccaricati da questo eccesso di lipidi e non riescono a riconoscere in modo efficace l’LNA presente in quantità minori.</p>
<p>Di conseguenza, non solo la produzione di omega-3 essenziali all’equilibrio delle cellule viene ridotta, ma si verifica una sovrapproduzione di molecole infiammatorie che possono avere effetti nefasti sull’equilibrio dell’organismo.</p>
<p>Uno dei sistemi per ridurre significativamente l’apporto di acidi grassi omega-6 è utilizzare l’olio d’oliva come condimento principale (anche l’olio di canola è una buona scelta, a causa del suo buon apporto tra omega-3 e omega-6).</p>
<p>D’altro canto, per aumentare l’apporto di omega-3, è sufficiente integrare nell’alimentazione fonti vegetali di questi grassi; come i semi di lino o la <a href="http://www.ilnutrizionista.eu/category/prevenzione/soia-prevenzione"><span style="color: #0000ff;">soia</span></a>, e consumare regolarmente pesce grasso (sardine, salmone, sgombro), che contiene grandi quantità di DHA e EPA già pronti per essere utilizzati da parte delle nostre cellule.</p>
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		<title>Prevenzione: &#8220;il nutrizionista&#8221; si orienta tra gli acidi grassi</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Jun 2010 06:33:21 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sfilando tra i banchi di un supermercato o magari alla tv, veniamo bombardati da numerose informazioni sui vari tipi di acidi grassi. Quali quelli buoni? Quali da consumare? &#8220;il nutrizionista&#8221; naviga sul grasso per offrire le migliori forme di prevenzione antitumorale&#8230;Ecco alcune semplificazioni che dovrebbero consentire di capire meglio a che cosa corrispondono i termini [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilnutrizionista.eu/wp-content/uploads/2010/06/omega.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1731" title="omega" src="http://www.ilnutrizionista.eu/wp-content/uploads/2010/06/omega.jpg" alt="" width="120" height="117" /></a>Sfilando tra i banchi di un supermercato o magari alla tv, veniamo bombardati da numerose informazioni sui vari tipi di acidi grassi. Quali quelli buoni? Quali da consumare? &#8220;il nutrizionista&#8221; naviga sul grasso per offrire le migliori forme di prevenzione antitumorale&#8230;<span id="more-1726"></span>Ecco alcune semplificazioni che dovrebbero consentire di capire meglio a che cosa corrispondono i termini “acidi grassi saturi” e “acidi grassi insaturi”, “acidi grassi trans” e “omega-3”.<a href="http://www.ilnutrizionista.eu/wp-content/uploads/2010/06/Immagine.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1728" title="Immagine" src="http://www.ilnutrizionista.eu/wp-content/uploads/2010/06/Immagine-300x275.jpg" alt="" width="300" height="275" /></a></p>
<p>Gli acidi grassi possono essere paragonati a catene di lunghezza variabile la cui rigidità varia secondo differenti parametri. In generale, più la catene è rigida, più il lipide avrà un assetto solido.</p>
<p>Per esempio, il burro e i grassi animali contengono lipidi privi di flessibilità e si presentano infatti in forma solida, questi grassi vengono chiamati saturi.</p>
<p>Al contrario, gli <strong>acidi grassi polinsaturi</strong> hanno una struttura flessibile in più punti, il che facilita i movimenti della molecola e la rende più fluida; questa proprietà è responsabile, per esempio, della consistenza liquida degli oli vegetali.</p>
<p>Gli <strong>acidi grassi monoinsaturi</strong> stanno a metà strada tra i due precedenti, perché hanno una struttura flessibile in un solo punto.</p>
<p>È per questo che l’<strong>olio d’oliva</strong>, un’ottima fonte di questi lipidi, è liquido a temperatura ambiente ma si solidifica in frigorifero. Tuttavia è possibile modificare la proprietà degli acidi grassi: se quelli polinsaturi vengono idrogenati con procedimenti industriali, i punti di flessibilità vengono distrutti e diventano solidi, come nel caso della <strong>margarina</strong>.</p>
<p>Purtroppo, questa reazione scatena delle modifiche della struttura dell’acido grasso, variando la disposizione della catena; si parla allora di <strong>grassi trans</strong>, grassi sconosciuti in natura e che possono causare danni alle cellule.</p>
<p>Il termine <strong>omega</strong>, sempre più di moda negli ultimi anni, deriva dal modo in cui gli scienziati identificano il luogo dove è situato il primo punto di flessibilità nella catena dell’acido grasso, numerando questi punti a partire dall’estremità della catena.<a href="http://www.ilnutrizionista.eu/wp-content/uploads/2010/06/Immagine-001.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1727" title="Immagine 001" src="http://www.ilnutrizionista.eu/wp-content/uploads/2010/06/Immagine-001-300x235.jpg" alt="" width="300" height="235" /></a></p>
<p>Quindi, un acido grasso polinsaturo <strong>omega-3</strong> o <strong>omega-6</strong> è un acido il cui primo punto di flessibilità si trova in posizione 3 oppure 6.</p>
<p>Per la stessa ragione, gli acid grassi monoinsaturi sono talvolta chiamati omega-9, termine che indica la posizione dell’unico punto di flessibilità presente nella catena dell’acido grasso.</p>
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		<title>Prevenzione: &#8220;il nutrizionista&#8221; e gli omega-3</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Jun 2010 04:49:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosario</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Negli ultimi decenni, i grassi si sono guadagnati una cattiva reputazione. Anche se questa opinione negativa per alcuni di essi è certamente meritata, quelli di origine animale o ancora dei grassi trans, resta il fatto che esistono grassi di ottima qualità, che svolgono un ruolo essenziale per il buon funzionamento dell’organismo.&#8221;il nutrizionista&#8221; eloggia i preziosi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilnutrizionista.eu/wp-content/uploads/2010/06/omega3.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1720" title="omega3" src="http://www.ilnutrizionista.eu/wp-content/uploads/2010/06/omega3.jpg" alt="" width="116" height="116" /></a>Negli ultimi decenni, i grassi si sono guadagnati una cattiva reputazione. Anche se questa opinione negativa per alcuni di essi è certamente meritata, quelli di origine animale o ancora dei grassi trans, resta il fatto che esistono grassi di ottima qualità, che svolgono un ruolo essenziale per il buon funzionamento dell’organismo.&#8221;il nutrizionista&#8221; eloggia i preziosi acidi grassi omega-3.<span id="more-1719"></span></p>
<p>In altre parole, non bisogna concentrarsi solo sulla quantità dei grassi presenti nell’alimentazione, ma anche della qualità.</p>
<p>Si tratta di un concetto importante, perché nonostante i grassi occupino uno spazio importante nell’alimentazione occidentale, la carenza nutrizionale più evidente nei nostri Paesi è paradossalmente quello che riguarda gli acidi grassi essenziali, quelli omega-3.</p>
<p><strong>Gli acidi grassi essenziali</strong></p>
<p>Gli acidi grassi polinsaturi (omega-3 e omega-6) sono chiamati essenziali perché il corpo umano non è in grado di fabbricarli autonomamente e devono quindi essere forniti dall’alimentazione.</p>
<p>Per gli acidi grassi omega-6 questa esigenza non costituisce un problema, perché sono presenti in grandi quantità nei principali alimenti della nostra dieta (carne, uova, verdura e diversi oli vegetali) e permettono di fornire quantità sufficienti di acido linoleico (LA), il lipide più abbondante di questa categoria.</p>
<p>Al contrario, un apporto adeguato di omega-3 sembra essere molto più difficile da ottenere nelle società attuali: mentre il rapporto tra acidi grassi omega-6 e omega-3 fornite dall’alimentazione dei primi esseri umani era pressoché equivalente, vale a dire circa 1 a 1, attualmente arrivato a 20 a 1.</p>
<p>Questo squilibrio a favore degli omega-6 può avere ripercussioni negative sullo sviluppo di molte malattie croniche, come quelle cardiovascolari ed il cancro,, perché gli omega-6 vengono utilizzati dall’organismo  per fabbricare le molecole che contribuiscono alle infiammazioni, mentre al contrario gli omega-3 sono essenziali per la fabbricazione delle molecole antinfiammatorie.</p>
<p>Aumentare l’apporto di omega-3 e ridurre quello di omega-6 potrebbe quindi diminuire significativamente il rischio di sviluppare tutte le malattie infiammatorie, quelle cardiovascolari e i tumori.</p>
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