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	<title>Nutrizionista &#187; frutti di bosco</title>
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		<title>Prevenzione: i frutti di bosco, &#8220;il nutrizionista&#8221; e le proantocianidine</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Jun 2010 05:00:15 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Le proantocianidine sono dei polifenoli complessi, formati dall’unione di diverse unità di uno stessa molecola, la catechina, per formare una catena di lunghezza variabile. Questi polimeri possono formare dei complessi con le proteine, soprattutto quelle contenute nella saliva, e questa proprietà è responsabile dell’effetto astringente degli alimenti che contengono tali molecole. Anche se sono abbondanti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilnutrizionista.eu/wp-content/uploads/2010/06/frutti2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1630" title="frutti2" src="http://www.ilnutrizionista.eu/wp-content/uploads/2010/06/frutti2.jpg" alt="" width="113" height="87" /></a>Le proantocianidine sono dei polifenoli complessi, formati dall’unione di diverse unità di uno stessa molecola, la <strong>catechina</strong>, per formare una catena di lunghezza variabile. Questi polimeri possono formare dei complessi con le proteine, soprattutto quelle contenute nella saliva, e questa proprietà è responsabile dell’effetto astringente degli alimenti che contengono tali molecole.<span id="more-1629"></span></p>
<p>Anche se sono abbondanti nei semi, nei fiori e nella scorza di molti vegetali, la loro presenza negli alimenti commestibili è abbastanza ridotta. Con l’eccezione della cannella e del cacao, fonti estremamente importanti, ma che non è possibile consumare quotidianamente in grandi quantità (affermazione che molti estimatori del cacao contesteranno!), i <a href="http://www.ilnutrizionista.eu/2010/06/06/prevenzione-frutti-di-bosco-il-nutrizionista-e-il-mirtillo.html"><span style="color: #0000ff;">mirtilli </span></a>rossi e quelli neri costituiscono la fonte alimentare più importante di queste molecole.</p>
<p>Gli altri frutti presentati (..) ne contengono in quantità molto minori, anche se il tenore di <strong>proantocianidine</strong> delle <a href="http://www.ilnutrizionista.eu/2010/06/04/prevenzione-frutti-di-bosco-il-nutrizionista-e-la-famiglia-della-fragola.html"><span style="color: #0000ff;">fragole</span></a> è decisamente più alto rispetto a quello di molti altri alimenti. Di contro, è importante notare che il succo di mirtillo rosso contiene molte meno <strong>proantocianidine</strong> rispetto al frutto intero e non può quindi essere considerato una fonte significativa di queste molecole.</p>
<p>Le <strong>proantocianidine</strong> sono note soprattutto per il loro eccezionale potere antiossidante. Una dimostrazione di questa loro proprietà ci viene dal secondo viaggio di Jacques Cartier in America, durante il quale il suo equipaggio, costretto a passare l’inverno in Québec, viene colpito duramente dallo scorbuto.</p>
<p>Come scriveva Cartier nel 1535 nel libro di bordo:”La bocca si infetta e le gengive marciscono, tanto che la carne si disfa, fino ai denti, che finiscono tutti per cadere”.</p>
<p>Damagawa, un irachese che aveva accompagnato Cartier in Francia dopo il suo primo viaggio, gli rivelò il segreto di una tisana fatta con la scorza e gli aghi di una conifera canadese che si crede fosse la <em>Thuya occidentalis</em>, il cedro bianco del Canada.</p>
<p>Tutti i marinai guarirono velocemente e oggi sappiamo che questo evento miracoloso è legato all’eccezionale contenuto di questa tisana di <strong>proantocianidine</strong>, che contrasta gli effetti della mancanza di vitamina C.</p>
<p>Per quanto riguarda la <span style="text-decoration: underline;">prevenzione del cancro</span>, gli studi sul potenziale antitumorale delle <strong>proantocianidine</strong> sono solo agli inizi, ma i risultati ottenuti finora sono incoraggianti. In laboratorio, l’aggiunta di queste molecole inibisce la crescita di diverse cellule tumorali, soprattutto quelle derivate dal colon ; questo suggerisce che le <strong>proantocianidine</strong> potrebbero giocare un ruolo importante nella prevenzione dello sviluppo di questo tipo di tumore.</p>
<p>Parallelamente, sembra stabilito con sicurezza che le <strong>proantocianidine</strong> abbiano la capacità di contrastare lo sviluppo di nuovi vasi sanguigni per angiogenesi, e potrebbero quindi contribuire a mantenere i microtumori in stato latente, impedendo la neovascolarizzazione necessaria per il loro sviluppo.</p>
<p>Infine, ricordiamo che alcuni studi indicano come certe <strong>proantocianidine</strong> riducono la sintesi degli estrogeni e potrebbero quindi contrastare gli effetti nefasti di livelli troppo elevati di questi ormoni.</p>
<p>Anche se i meccanismi responsabili di questi effetti biologici restano ancora poco noti, non c’è dubbio che le <strong>proantocianidine</strong> siano in grado di prevenire il cancro e che l’integrazione nell’alimentazione di alimenti ricchi di queste molecole, come il mirtillo rosso o il cioccolato non possa che essere benefico.</p>
<p>Dunque, che si tratti della loro attività antiangiogenetica o delle loro proprietà antiossidanti, i frutti di bosco rappresentano una fonte importante di sostanze fitochimiche antitumorali e meritano quindi un posto di prima scelta in un regime alimentare finalizzato alla prevenzione del cancro.</p>
<p>Tanto più che l’introduzione di questi frutti deliziosi nella dieta quotidiana dovrebbe essere apprezzata dall’umanità!</p>
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		<title>Prevenzione: frutti di bosco, &#8220;il nutrizionista&#8221; descrive le antocianidine</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Jun 2010 05:00:58 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Responsabile delle preziose proprietà antiossidanti dei frutti di bosco, dal nome quasi impronunciabile&#8230;&#8221;il nutrizionista&#8221; descrive le antocianidine.Le antocianidine sono una classe di polifenoli responsabili della colorazione rossa, rosa, malva, arancio e blu di molti frutti  e fiori. Questi pigmenti sono particolarmente abbondanti nei frutti di bosco, soprattutto nei lamponi e nei mirtilli; questi ultimi possono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilnutrizionista.eu/wp-content/uploads/2010/06/frutti.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1611" title="frutti" src="http://www.ilnutrizionista.eu/wp-content/uploads/2010/06/frutti.jpg" alt="" width="120" height="86" /></a>Responsabile delle preziose proprietà antiossidanti dei frutti di bosco, dal nome quasi impronunciabile&#8230;&#8221;il nutrizionista&#8221; descrive le antocianidine.<span id="more-1610"></span>Le antocianidine sono una classe di polifenoli responsabili della colorazione rossa, rosa, malva, arancio e blu di molti frutti  e fiori. Questi pigmenti sono particolarmente abbondanti nei frutti di bosco, soprattutto nei <a href="http://www.ilnutrizionista.eu/2010/06/03/prevenzione-frutti-di-bosco-il-nutrizionista-si-pronuncia-sul-lampone.html"><span style="color: #0000ff;">lamponi </span></a>e nei <a href="http://www.ilnutrizionista.eu/2010/06/06/prevenzione-frutti-di-bosco-il-nutrizionista-e-il-mirtillo.html"><span style="color: #0000ff;">mirtilli</span></a>; questi ultimi possono contenere fino a 500 mg ogni 100 g.</p>
<p>L’apporto quotidiano di <strong>antocianidine</strong> può raggiungere i 200 mg tra chi consuma grandi quantità di frutta, cosa che li rende uno dei polifenoli maggiormente consumati.</p>
<p>La forte presenza di <strong>antocianidine</strong>, oltre che di <strong>proantocianidine</strong> sarebbe responsabile del grande potenziale antiossidante di questi frutti. Come si può vedere in tabella, tra tutti i frutti analizzati, i mirtilli neri sono quelli dotati di maggiore attività antiossidante, seguiti da vicino da lamponi, fragole e mirtilli rossi, che distanziano di molto la maggior parte della frutta e della verdura.<a href="http://www.ilnutrizionista.eu/wp-content/uploads/2010/06/FRUTTI-DI-BOSCO-41.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1613" title="FRUTTI DI BOSCO 4" src="http://www.ilnutrizionista.eu/wp-content/uploads/2010/06/FRUTTI-DI-BOSCO-41-243x300.jpg" alt="" width="243" height="300" /></a></p>
<p>Come abbiamo menzionato, non è stato chiaramente stabilito a che punto le proprietà antiossidanti degli alimenti giochino un ruolo nell prevenzione dello sviluppo dei tumori. In effetti, parecchi dati suggeriscono che le <strong>antocianidine</strong>, oltre ad essere delle molecole antiossidanti, potrebbero avere un impatto molto più ampio sullo sviluppo del cancro.</p>
<p>Per esempio, l’aggiunta di diverse <strong>antocianidine</strong> a cellule tumorali isolate coltivate in laboratorio causa diversi fenomeni, tra cui l’arresto della sintesi di DNA e quindi della crescita cellulare, portandole alla morte per apoptosi.</p>
<p>Le antocianidine sarebbero inoltre in grado di inibire l’angiogenesi. Si è scoperto infatti, che un’<strong>antocianidina</strong> presente nei mirtilli neri, la <strong>delfinidina</strong>, è in grado di inibire l’attività del recettore del VEGF associato allo sviluppo dell’angiogenesi e questo a concentrazioni che possono essere ottenute tramite l’alimentazione.</p>
<p>È interessante notare che quest’attività è senza dubbio indipendente dal carattere antiossidante della <strong>delfinedina</strong>, poiché una molecola molto simile rintracciata in grandi quantità nei mirtilli, la <strong>malvidina</strong>, possiede attività antiossidante identica a quella della <strong>delfinidina</strong>, ma non mostra alcuna attitudine a interferire con questo recettore.</p>
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		<title>Prevenzione: i frutti di bosco, &#8220;il nutrizionista&#8221; indica il loro potenziale antitumorale</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Jun 2010 05:03:27 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Anche se molto apprezzati da &#8220;il nutrizionista&#8221;, questi frutti occupano un posto relativamente modesto all’interno del nostro regime alimentare, trattandosi di frutti stagionali, è estremamente difficile determinare con precisione il loro impatto sullo sviluppo dei tumori. In effetti, a quanto sappiamo non sono stati svolti ampi studi sulla relazione esistente tra il consumo di questi frutti e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilnutrizionista.eu/wp-content/uploads/2010/06/frutti-di-bosco.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1596" title="frutti di bosco" src="http://www.ilnutrizionista.eu/wp-content/uploads/2010/06/frutti-di-bosco.jpg" alt="" width="124" height="119" /></a>Anche se molto apprezzati da &#8220;il nutrizionista&#8221;, questi frutti occupano un posto relativamente modesto all’interno del nostro regime alimentare, trattandosi di frutti stagionali, è estremamente difficile determinare con precisione il loro impatto sullo sviluppo dei tumori.<span id="more-1590"></span></p>
<p>In effetti, a quanto sappiamo non sono stati svolti ampi studi sulla relazione esistente tra il consumo di questi frutti e il rischio di sviluppare il cancro.</p>
<p>Ciò nonostante, i ricercatori che studiano l’attività antitumorale degli alimenti li considerano importanti nella prevenzione dei tumori. Vediamo perché…</p>
<p><strong>L’acido ellagico</strong></p>
<p>tra tutte le sostanze fitochimiche presenti nei frutti di bosco, l’acido ellagico è senza dubbio quella maggiormente in grado di interferire con lo sviluppo dei tumori. Si tratta di un polifenolo dalla struttura insolita che si trova principalmente nei<span style="color: #0000ff;"> </span><a href="http://www.ilnutrizionista.eu/2010/06/03/prevenzione-frutti-di-bosco-il-nutrizionista-si-pronuncia-sul-lampone.html"><span style="color: #0000ff;">lamponi</span></a>, nelle <a href="http://www.ilnutrizionista.eu/2010/06/04/prevenzione-frutti-di-bosco-il-nutrizionista-e-la-famiglia-della-fragola.html"><span style="color: #0000ff;">fragole</span></a> e in alcuni frutti col guscio, come le nocciole e le noci pecon.<a href="http://www.ilnutrizionista.eu/wp-content/uploads/2010/06/FRUTTI-DI-BOSCO-1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1591" title="FRUTTI DI BOSCO 1" src="http://www.ilnutrizionista.eu/wp-content/uploads/2010/06/FRUTTI-DI-BOSCO-1.jpg" alt="" width="250" height="126" /></a></p>
<p>Tuttavia, anche se a prima vista le fragole sembrano possederne in quantità più elevata, bisogna considerare che nei lamponi <strong>l’acido ellagico</strong> è presente al 90% nei semi, mentre nelle fragole è presente al 95% nella polpa.</p>
<p>È quindi possibile, se non probabile, che la molecola contenuta nelle fragole sia più facilmente assimilabile rispetto a quella dei lamponi. A questo proposito, è interessante notare che una varietà di fragola dall’elevato contenuto di <strong>acido ellagico</strong> (oltre che di molte altre sostanze fitochimiche) è stata recentemente realizzata in Canada, ottenendo la prima fragola “nutraceutica” a oggi nota.</p>
<p>Il potenziale antitumorale delle principali fonti alimentari di <strong>acido ellagico</strong>, ovvero la fragola e il lampone, è stato studiato su cellule tumorali coltivate in laboratorio, oltre che sugli animali da laboratorio sottoposti a trattamenti che inducono la formazione di tumori.</p>
<p>Sia gli estratti di fragole sia quelli di lampone sono in grado di contrastare la crescita delle cellule tumorali, e questi effetti sono direttamente legati alla quantità di <strong>polifenoli </strong>presenti nei frutti, ma non al loro potenziale antiossidante.</p>
<p>Negli animali, gli studi hanno mostrato che un regime alimentare che comprenda una percentuale relativamente alta di fragole o di lamponi (il 5% dell’alimentazione) porta a una riduzione significativa del numero di tumori all’esofago causati dal <strong>NMBA</strong>, una potente sostanza cancerogena.</p>
<p>I meccanismi con cui l’<strong>acido ellagico</strong> interferisce con lo sviluppo del cancro somigliano a prima vista a quelli descritti in precedenza per altri alimenti. In effetti, i dati disponibili attualmente indicano che l’<strong>acido ellagico</strong> impedisce la trasformazione delle sostanze cancerogene in agenti tossici per le cellule, in modo  che queste perdono la capacità di legarsi con il DNA e indurre mutazioni suscettibili di provocare la comparsa del cancro.</p>
<p>L’<strong>acido ellagico</strong> aumenterebbe anche la capacità delle cellule di difendersi dall’aggressione di molecole tossiche, stimolando i meccanismi di eliminazione delle sostanze cancerogene.</p>
<p>Tuttavia, i risultati sperimentali indicano che l’<strong>acido ellagico</strong> potrebbe essere una molecola antitumorale ancora più polivalente di quanto si pensi. Si è scoperto che questa molecola è un inibitore molto potente di due proteine cruciali per il processo di angiogenesi (la <strong>VEGF</strong> e la <strong>PDGF</strong>).</p>
<p>In effetti, così come abbiamo osservato per certe sostanze contenute nel <a href="http://www.ilnutrizionista.eu/2010/05/14/prevenzione-il-nutrizionista-e-il-te-verde-per-calmare-lanima-e-il-cancro.html"><span style="color: #0000ff;">tè verde</span></a>, l’<strong>acido ellagico</strong> possiede quasi la stessa efficacia di certi farmaci nell’interferire con i fenomeni cellulari che portano alla formazione di nuovi reticoli sanguigni nei tumori.</p>
<p>Tenuto conto dell’importanza dell’angiogenesi nello sviluppo dei tumori, va da sé che l’attività antiangiogenetica dell’<strong>acido ellagico</strong> possa contribuire al suo potenziale antitumorale e che, per questo, le fragole e i lamponi meritino una considerazione particolare in una strategia di prevenzione per via alimentare.</p>
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		<title>Prevenzione: frutti di bosco, &#8220;il nutrizionista&#8221; e i mirtilli rossi</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Jun 2010 20:38:20 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Voglia &#8220;il nutrizionista&#8221; omaggiarsi e omaggiare i suoi lettori di storie e curiosità ancora sui mirtilli&#8230;  Nonostante il colore ed il gusto estremamente acidulo, i  mirtilli rossi fanno il diritto parte della famiglia Vaccinium e sono quindi parenti prossimi dei mirtilli. Come il mirtillo nero, il mirtillo rosso ha un cugino europeo (Vaccinium vitis idaea), ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilnutrizionista.eu/wp-content/uploads/2010/06/mirtillo-rosso.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1580" title="mirtillo rosso" src="http://www.ilnutrizionista.eu/wp-content/uploads/2010/06/mirtillo-rosso.jpg" alt="" width="135" height="101" /></a></p>
<p>Voglia &#8220;il nutrizionista&#8221; omaggiarsi e omaggiare i suoi lettori di storie e curiosità ancora sui mirtilli&#8230;  Nonostante il colore ed il gusto estremamente acidulo, i  mirtilli rossi fanno il diritto parte della famiglia <em>Vaccinium</em> e sono quindi parenti prossimi dei mirtilli. Come il mirtillo nero, il mirtillo rosso ha un cugino europeo <em>(Vaccinium vitis idaea</em>), ma le varietà più conosciute sono quelle dell’America del Nord, come il <em>Vaccinium oxycoccus </em>e il <em>Vaccinium</em> <em>macrocarpon</em>; quest’ultimo è la varietà coltivata ai nostri giorni a fini commerciali.<span id="more-1579"></span></p>
<p>Come regola generale, il mirtillo rosso occupa uno spazio relativamente ridotto nelle abitudini alimentari moderne, a parte come accompagnamento del tacchino, una tradizione probabilmente inaugurata verso il 1621 nel Massachussetts.</p>
<p>Gli indiani d’America, di contro, erano ghiotti di questo frutto che chiamavano <em>atoca</em> e che utilizzavano praticamente tutte le salse, consumandolo soprattutto in forma secca e in un piatto a base di carne secca e grassa destinato ai lunghi mesi invernali, il <em>pemmican</em>.</p>
<p>Anche se privi di conoscenze scientifiche, i nativi utilizzavano il mirtillo rosso per il suo alto contenuto di <strong>acido benzoico</strong>, poiché questo conservante naturale aumentava la durata della conservazione delle derrate alimentari.</p>
<p>Ai giorni nostri, il mirtillo rosso viene consumato soprattutto come succo, un peccato considerando che i succhi commerciali contengono grandi quantità di zucchero e piccolissime quantità delle <strong>molecole fitochimiche</strong> che conferiscono a questo frutto le sue proprietà benefiche.</p>
<p>Una delle indicazioni più note del mirtillo rosso nella medicina popolare è la cura delle infezioni urinarie. È proprio vedendo gli indiani d’America usarlo nel trattamento dei disturbi alla vescica e ai reni che i coloni hanno scoperto i suoi effetti terapeutici.</p>
<p>È da notare che questa tradizione medicinale ha una solida base scientifica, poiché successivamente un gruppo di medici americani ha osservato che alcuni composti del mirtillo rosso impedivano ai batteri di legarsi alle cellule del tratto urinario, riducendo di conseguenza il rischio di sviluppare un’infezione.</p>
<p>Anche queste molecole, presenti in egual modo anche nei mirtilli neri, potrebbero giocare un ruolo preventivo nei confronti del cancro.</p>
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		<title>Prevenzione: frutti di bosco, &#8220;il nutrizionista&#8221; e il mirtillo</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Jun 2010 20:35:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Parente prossimo del mirtillo nero europeo (Vaccinium myrtillus), il mirtillo gigante americano (Vaccinium  angustifolium) è una specie originaria della zona nord- orientale dell’America e, per questo, è entrata nell’alimentazione occidentale solo dopo la scoperta del Nuovo Mondo da parte degli europei. L’uso del mirtillo a fini alimentari risale evidentemente a tempi molto più antichi, gli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilnutrizionista.eu/wp-content/uploads/2010/06/mirtillo.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1567" title="mirtillo" src="http://www.ilnutrizionista.eu/wp-content/uploads/2010/06/mirtillo.jpg" alt="" width="143" height="107" /></a>Parente prossimo del mirtillo nero europeo (<em>Vaccinium myrtillus</em>), il mirtillo gigante americano (<em>Vaccinium  angustifolium</em>) è una specie originaria della zona nord- orientale dell’America e, per questo, è entrata nell’alimentazione occidentale solo dopo la scoperta del Nuovo Mondo da parte degli europei.<span id="more-1566"></span></p>
<p>L’uso del mirtillo a fini alimentari risale evidentemente a tempi molto più antichi, gli indiani d’America avevano un vero e proprio culto per questo frutto, poiché lo credevano inviato dagli dei per salvare le loro famiglie dalle carestie.</p>
<p>Gli europei giunti in America hanno incluso velocemente il mirtillo come parte dell’alimentazione e, mimando i costumi dei nativi che lo cucinavano in tutti i modi possibili, hanno cominciato a utilizzarlo in portate molto varie, tra cui zuppe, sughi e, ovviamente dolci.</p>
<p>Gli indiani d’America non lo utilizzavano solo a fini alimentari, ma anche per le sue proprietà medicinali. Tra le cose, producevano un infuso a partire dalle radici della pianta, che utilizzavano come rilassante durante la gravidanza, oltre a un infuso a base di foglie per tonificare il corpo e ridurre le coliche nei neonati.</p>
<p>Gli ojibwa e gli algonchini credevano alle proprietà rilassanti del mirtillo, poiché ne utilizzavano i fiori per lenire la pazzia!</p>
<p>Anche nell’antichità, il mirtillo guariva molte malattie, come la diarrea, la dissenteria e lo scorbuto. Da tempo si pensa che questo frutto abbia la capacità di curare i disturbi circolatori, oltre ad alcune patologie dell’occhio, come la retinopatia diabetica, il glaucoma e la cataratta; ancor oggi, le sue proprietà vengono sfruttate in alcuni medicinali.</p>
<p>Questo uso è particolarmente interessante se si pensa che la retinopatia diabetica viene causata dall’angiogenesi (formazione) incontrollata dei vasi della retina, analogamente a quanto accade durante la crescita di un tumore.</p>
<p>I dati scientifici più recenti suggeriscono che una classe di molecole particolarmente abbondanti nei mirtilli, le <strong>antocianidrine</strong>, potrebbero essere responsabili degli effetti antiangiogenetici  di questi frutti e, per questo, contribuire a ridurre la crescita dei tumori.</p>
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		<title>Prevenzione: &#8220;il nutrizionista&#8221;e i miti e simboli della fragola</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Jun 2010 21:40:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosario</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se l’origine della fragola è meno poetica di quella del lampone, resta il fatto che a questo frutto sono legati molti simboli, miti e leggende, eccone evidenziate da &#8220;il nutrizionista&#8221; alcune curiosità senza però allontanarsi dal sapere scientifico. Per alcune tribù di indiani d’America, l’anima dei defunti non riusciva a dimenticare il mondo dei vivi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilnutrizionista.eu/wp-content/uploads/2010/06/fragola1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1559" title="fragola1" src="http://www.ilnutrizionista.eu/wp-content/uploads/2010/06/fragola1.jpg" alt="" width="97" height="106" /></a>Se l’origine della fragola è meno poetica di quella del lampone, resta il fatto che a questo frutto sono legati molti simboli, miti e leggende, eccone evidenziate da &#8220;il nutrizionista&#8221; alcune curiosità senza però allontanarsi dal sapere scientifico. <span id="more-1558"></span>Per alcune tribù di indiani d’America, l’anima dei defunti non riusciva a dimenticare il mondo dei vivi se non dopo aver trovato e mangiato una fragola immensa in grado di saziarla e permetterla di riposare in pace nell’eternità.</p>
<p>Per gli occidentali, il colore rosso della fragola, la sua polpa tenera, il suo gusto zuccherino e la forma di cuore l’hanno resa un sinonimo di tentazione, amore e sensualità.</p>
<p>La fragola è stata anche utilizzata a lungo nei sieri di bellezza, per combattere le rughe e tonificare la pelle. La seducente madame Tallien, ambasciatrice della moda parigina dopo la Rivoluzione francese, era solita schiacciare una decina di chili di fragole nell’acqua tiepida del bagno per rinfrescare e tonificare la pelle, uno spreco sfrontato ma che le permise di presentarsi all’Opera in tunica si seta bianca, senza maniche e senza biancheria intima !</p>
<p>L’unico aspetto negativo di questo frutto, come alcuni altri alimenti (cioccolato, banane, pomodori), è che provoca spesso false allergie alimentari, dovute alla sua capacità di stimolare la liberazione di <strong>istamina</strong> da parte del sistema immunitario, provocando diverse sgradevoli manifestazioni, tra cui asma o orticaria.</p>
<p>Tuttavia, queste pseudo allergie non stimolano la formazione di anticorpi specifici e non sono gravi quanta la vera allergia alla fragola, che resta un fenomeno raro tra gli adulti (meno dell’1% di tutte le allergie alimentari).   </p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Prevenzione: frutti di bosco, &#8220;il nutrizionista&#8221; e la famiglia della fragola</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Jun 2010 05:00:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosario</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Altro frutto di bosco di estrema importanza nutrizionale, forse più conosciuto  ed &#8220;antico&#8221;degli altri, &#8220;il nutrizionista&#8221; fa un escursus nel mondo della fragola.La pianta della fragola è molto resistente e cresce allo stato selvatico in ogni regione del mondo, sia nelle Americhe, sia in Europa e in Asia ed è infatti probabile che l’origine del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilnutrizionista.eu/wp-content/uploads/2010/06/fragola.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1530" title="fragola" src="http://www.ilnutrizionista.eu/wp-content/uploads/2010/06/fragola.jpg" alt="" width="132" height="107" /></a>Altro frutto di bosco di estrema importanza nutrizionale, forse più conosciuto  ed &#8220;antico&#8221;degli altri, &#8220;il nutrizionista&#8221; fa un escursus nel mondo della fragola.<span id="more-1529"></span>La pianta della fragola è molto resistente e cresce allo stato selvatico in ogni regione del mondo, sia nelle Americhe, sia in Europa e in Asia ed è infatti probabile che l’origine del consumo della fragola selvatica sia indissolubilmente legata all’origine stessa dell’uomo, un fatto attestato dalla scoperta di parecchi semi di fragola nelle dimore preistoriche.</p>
<p>Chiamata <em>fraga</em> dai romani, in omaggio al suo squisito profumo e alla sua “fragranza”, la fragola (<em>Fragaria vesca</em>) anticamente veniva colta esclusivamente nel sottoosco.</p>
<p>Curiosamente, i romani apprezzavano poco il suo sapore e, come scrisse Virgilio nelle Bucoliche (“giovani che cogliete i fiori e le fragole appena nate, fuggite da quel luogo; un freddo serpente si nasconde tra l’erba”), c’è da scommettere che i gradevoli incontri durante la raccolta di questi frutti da parte di romani e romane fossero più importanti delle fragole stesse!</p>
<p>Sembra che la coltivazione della fragola sia iniziata in Francia verso la metà del XIV secolo, a seguito degli sforzi dei giardinieri per trasportare le piante nei giardini reali. Sforzi considerevoli, che denotano sicuramente una certa propensione reale per questi frutti, dopo che nel 1368  Jean Duday, allora giardiniere del re Carlo V, trapiantò non meno di 1200 piante di fragole nei giardini reali del Louvre.</p>
<p>Questa stretta relazione tra i reali e le fragole si è manifestata da allora a più riprese lungo la storia francese, e quando Luigi XIII si recò in Aquitania nel 1622 per sedare la ribellione protestante nella regione, il suo pasto era costituito da fragole al vino e zucchero, oltre a una torta con crema e fragole.</p>
<p>La fragola che conosciamo oggi è molto diversa da quella che veniva consumata a quell’epoca e proviene da alcune selezioni realizzate a partire da due varietà distinte coltivate in Europa.</p>
<p>All’inizio del XVII secolo, gli esploratori francesi portarono dai loro viaggi in America una varietà di fragola interessante, la <em>Fragaria virginiana</em>, che verrà coltivata estesamente nelle serre di Versailles sotto Luigi XIII e Luigi XIV. Il Re Sole era talmente ghiotto di fragole che ne faceva spesso indigestione.</p>
<p>Amèdèe-François Frèzier, dal nome forse già predestinato a giocare un ruolo importante nella storia di questo frutto, è il grande responsabile della natura delle fragole che vengono consumate oggi nel mondo. Ufficiale e cartografo del genio marittimo francese destinato nel 1712 all’osservazione dei porti spagnoli e dei piani di fortificazione della costa occidentale dell’America del Sud,, Frèzier notò sul litorale cileno una varietà di fragola dai grossi frutti bianchi, la <em>Fragaria chiloensis</em>.</p>
<p>Riuscì a portare in Francia cinque piante di questa varietà, e anche se esse non produssero alcun frutto, i fiori permisero però di impollinare altre specie, in particolare la <em>F</em>. <em>virginiana</em>. Questo incrocio diete i natali all’antenato della fragola coltivata oggi in tutti i continenti, la <em>Fragaria ananassa</em>.</p>
<p>L’uso delle fragole, e delle piante di fragole in generale, a fini terapeutici sembra essere molto antico. Gli indiani ojibwa (a est dell’Ontario) preparavano infusi di foglie di fragola per trattare i disturbi allo stomaco e i problemi gastrointestinali, come la diarrea.</p>
<p>Ma le fragole non venivano solo considerate per le loro proprietà purganti: il celebre botanico svedese Linneo era persuaso che una cura intensiva a base di fragole fosse responsabile della miracolosa guarigione di una crisi di gotta che l’aveva colpito, e il filosofo francese Fontenelle, morto centenario (1657-1757), attribuivs il segreto della sua longevità alle cure annuali a base di fragole.</p>
<p>Se questi aneddoti possono oggi far sorridere, ciò non toglie che i dati scientifici recenti tendono a confermare il fatto che le fragole possono effettivamente essere un alimento dotato di qualità terapeutiche e, in particolare, di prevenire il cancro.</p>
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		<title>Prevenzione: frutti di bosco, &#8220;il nutrizionista&#8221; si pronuncia sul lampone</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Jun 2010 15:02:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosario</dc:creator>
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		<category><![CDATA[composti fitochimici]]></category>
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		<description><![CDATA[Sinonimo di leggerezza e freschezza, fonte dei profumi più delicati, dei colori più intensi e dei sapori più raffinati, i cosiddetti frutti di bosco fanno parte di una classe molto ristretta di alimenti; il loro posto nella dieta è legato più alla passione per il loro aroma e la loro raffinatezza che per il loro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilnutrizionista.eu/wp-content/uploads/2010/06/lamponi.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1521" title="lamponi" src="http://www.ilnutrizionista.eu/wp-content/uploads/2010/06/lamponi.jpg" alt="" width="111" height="110" /></a>Sinonimo di leggerezza e freschezza, fonte dei profumi più delicati, dei colori più intensi e dei sapori più raffinati, i cosiddetti frutti di bosco fanno parte di una classe molto ristretta di alimenti; il loro posto nella dieta è legato più alla passione per il loro aroma e la loro raffinatezza che per il loro apporto nutritivo.<span id="more-1520"></span></p>
<p>Consiglio de &#8220;il nutrizionista&#8221;: se ne andate matti, sarete sorpresi di scoprire che queste delizie sono dei tesori inestimabili di composti fitochimici dall’elevato potenziale antitumorale. Ecco qualcosa che oltre ad essere buono è anche ottimo per la salute!</p>
<p><strong>Il lampone</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Sembra che il lampone sia da tempo un frutto ricercato; anche gli dei dell’Olimpo ne andavano matti, tanto che per calmare Giove in preda all’ira e a grida furiose, la ninfa Ida, sua nutrice, cercò di cogliere per lui un lampone tra i cespugli di rovi che crescevano lungo il fianco delle montagne a Creta, dove Giove si era nascosto dalla furia omicida del suo terribile genitore, Saturno.</p>
<p>Sfortunatamente, nel farlo Ida si graffiò un seno ed il sangue colò sui lamponi, allora bianchi, tingendoli di un rosso brillante…..questa bella leggenda ha attraversato le epoche e, all’inizio del I secolo, Plinio il Vecchio considerava ancora il monte Ida come l’unico luogo di produzione delle piante di lampone.</p>
<p>Anche se è probabile che l’origine di questa pianta sia tra le regioni montuose dell’Asia orientale, piuttosto che in Grecia, gli scienziati gli hanno comunque attribuito il nome di <em>Rubus idaeus</em>, ovvero “il rovo di Ida”.</p>
<p>Oltre a possedere qualità innegabili dal punto di vista gustativo, i lamponi svolgono da molto tempo un ruolo importante nella medicina tradizionale di molte culture, come antidodo contro i veleni in Russia o come rimedio contro l’invecchiamento tra i cinesi.</p>
<p>Come la fragola il lampone contiene grandi quantità di una molecola antitumorale molto potente, l’<strong>acido ellagico</strong>, e rappresenta dunque un alimento terapeutico interessantissimo.</p>
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