<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Nutrizionista &#187; cavolo</title>
	<atom:link href="http://www.ilnutrizionista.eu/category/prevenzione/cavolo-prevenzione/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.ilnutrizionista.eu</link>
	<description>Nutrizionista</description>
	<lastBuildDate>Sat, 04 Feb 2012 18:22:42 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator>
		<item>
		<title>Le crucifere, i cavoli e l’indolo-3-carbinolo (I3C)</title>
		<link>http://www.ilnutrizionista.eu/2010/04/25/le-crucifere-i-cavoli-e-l%e2%80%99indolo-3-carbinolo-i3c.html</link>
		<comments>http://www.ilnutrizionista.eu/2010/04/25/le-crucifere-i-cavoli-e-l%e2%80%99indolo-3-carbinolo-i3c.html#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 25 Apr 2010 05:00:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosario</dc:creator>
				<category><![CDATA[cavolo]]></category>
		<category><![CDATA[Prevenzione]]></category>
		<category><![CDATA[cancro]]></category>
		<category><![CDATA[cavoli]]></category>
		<category><![CDATA[crucifere]]></category>
		<category><![CDATA[glucosinolati]]></category>
		<category><![CDATA[indolo-3-carbinolo]]></category>
		<category><![CDATA[nutrizionista]]></category>
		<category><![CDATA[prevenzione tumore]]></category>
		<category><![CDATA[tumore]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ilnutrizionista.eu/?p=825</guid>
		<description><![CDATA[&#8220;il nutrizionista&#8221;  pone la sua attenzione su di un&#8217;altra molecola &#8220;miracolosa&#8221;Anch&#8217;essa ritrovata in gran quantità nelle crucifere, cavoli ed affini: parliamo dell&#8217;indolo-3-carbinolo.Anche se proviene dall’idrolisi dei glucosinolati  come gli isotiocianati, l’I3C è diverso da questa classe di molecole, sia per quanto riguarda la sua struttura chimica (è privo dell’atomo di zolfo) sia per quanto riguarda [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;il nutrizionista&#8221;  pone la sua attenzione su di un&#8217;altra molecola &#8220;miracolosa&#8221;Anch&#8217;essa ritrovata in gran quantità nelle crucifere, cavoli ed affini: parliamo dell&#8217;indolo-3-carbinolo.<span id="more-825"></span>Anche se proviene dall’idrolisi dei glucosinolati  come gli isotiocianati, l’I3C è diverso da questa classe di molecole, sia per quanto riguarda la sua struttura chimica (è privo dell’atomo di zolfo) sia per quanto riguarda l’azione antitumorale.</p>
<p> L’I3C proviene dalla degradazione della<strong> glucobrassimina</strong>, un glucosinolato che si trova nella maggior parte delle crucifere, soprattutto nei broccoli e nei cavolini di Bruxelles.</p>
<p>Le ricerche più recenti sul ruolo antitumorale dell’I3C tendono a non concentrarsi tanto sull’effetto disintossicante delle sostanze cancerogene, ma piuttosto sul suo impatto sul metabolismo degli estrogeni e sulla sua attitudine a interferire con i tumori ad essi legati, come quello al seno, all’endometrio e al collo dell’utero.</p>
<p>In effetti, sembra che l’I3C sia in grado di provocare delle alterazioni nella struttura dell’estradiolo, riducendo la capacità di questo ormone di promuovere la crescita delle cellule di questi tessuti.</p>
<p>Questa sua azione è dimostrata da alcuni risultati che indicano come la somministrazione di I3C blocchi lo sviluppo delle cellule del collo dell’utero contenenti il virus del papilloma umano HPV16     (la principale causa di tumore al collo dell’utero) e che potrebbero trasformarsi in cellule tumorali dopo un trattamento a base di estrogeni.</p>
<p>In conclusione, i generosi sforzi dei nostri antenati, che hanno coltivato tutte queste varietà di crucifere, sono stati ampiamente ripagati, se si considera l’eccezionale contenuto di sostanze fitochimiche antitumorali, soprattutto di glucosinolati e delle loro forme attive, gli isotiocianati e l’I3C.</p>
<p>Aumentare il consumo di questi ortaggi rappresenta dunque un modo molto semplice per apportare all’organismo quantità considerevoli di queste molecole e, quindi, per prevenire lo sviluppo di molte forme di cancro, soprattutto del polmone e del tratto gastrointestinale.</p>
<p>I dati attualmente disponibili sui benefici dei broccoli sono particolarmente incoraggianti: ad esempio, un regime alimentare che preveda tre o quattro porzioni di broccoli alla settimana, quantità ben lungi dall’essere eccessiva, si è confermata sufficiente a proteggere dai polipi intestinali, i quali possono degenerare in tumori a livello del colon.</p>
<p>Infine, l’azione inibitrice di alcuni componenti delle crucifere nei confronti degli estrogeni rende questi ortaggi un elemento essenziale nella lotta contro il cancro al seno.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.ilnutrizionista.eu/2010/04/25/le-crucifere-i-cavoli-e-l%e2%80%99indolo-3-carbinolo-i3c.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Prevenzione: le crucifere, i cavoli e il feniletil isotiocianato (PEITC)</title>
		<link>http://www.ilnutrizionista.eu/2010/04/24/prevenzione-le-crucifere-i-cavoli-e-il-finiletil-isotiocianato.html</link>
		<comments>http://www.ilnutrizionista.eu/2010/04/24/prevenzione-le-crucifere-i-cavoli-e-il-finiletil-isotiocianato.html#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 24 Apr 2010 05:06:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosario</dc:creator>
				<category><![CDATA[cavolo]]></category>
		<category><![CDATA[Prevenzione]]></category>
		<category><![CDATA[cancro]]></category>
		<category><![CDATA[cavoli]]></category>
		<category><![CDATA[cellule cancerose]]></category>
		<category><![CDATA[crucifere]]></category>
		<category><![CDATA[gluconasturtoside]]></category>
		<category><![CDATA[nitrosammina]]></category>
		<category><![CDATA[nutrizionista]]></category>
		<category><![CDATA[sulforafano]]></category>
		<category><![CDATA[tumore]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ilnutrizionista.eu/?p=821</guid>
		<description><![CDATA[Negli ortaggi della famiglia delle crucifere, cavoli e &#8220;cugini&#8221;, è possibile ritrovare molecole &#8220;salvavita&#8221;, molecole in grado di intervenire direttamente nei processi fisiologici. &#8220;il nutrizionista&#8221; vuole porre la sua attenzione su di una molecola&#8230;Si tratta di una molecola formata a partire dal gluconasturtoside, un glucosinolato presente in grande quantità nel crescione acquatico e nel cavolo cinese. Esattamente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilnutrizionista.eu/wp-content/uploads/2010/04/cruc.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-822" title="cruc" src="http://www.ilnutrizionista.eu/wp-content/uploads/2010/04/cruc.jpg" alt="" width="105" height="117" /></a>Negli ortaggi della famiglia delle crucifere, cavoli e &#8220;cugini&#8221;, è possibile ritrovare molecole &#8220;salvavita&#8221;, molecole in grado di intervenire direttamente nei processi fisiologici. &#8220;il nutrizionista&#8221; vuole porre la sua attenzione su di una molecola&#8230;Si tratta di una molecola formata a partire dal <strong>gluconasturtoside</strong>, un glucosinolato presente in grande quantità nel crescione acquatico e nel cavolo cinese.<span id="more-821"></span></p>
<p>Esattamente come il <strong>sulforafano</strong>, il <strong>PEITC</strong> è in grado di proteggere gli animali da laboratorio da forme di cancro provocate dall’esposizione a sostanze tossiche, soprattutto a livello dell’esofago , stomaco, colon e polmone.</p>
<p>Anche in questo caso, il meccanismo d’azione antitumorale del<strong> PEITC</strong> comporta un’azione diretta sulle cellule cancerose. Il <strong>PEITC</strong> è in effetti uno degli isotiocianati più tossici per le cellule cancerose coltivate in laboratorio, soprattutto quelle prelevate da leucemie, cancro del colon e della prostata; tale effetto è dovuta alla sua capacità di indurre la morte delle cellule per apoptosi.</p>
<p>Questa proprietà suggerisce dunque che il <strong>PEITC </strong>potrebbe non solo prevenire lo sviluppo dei tumori, ma anche giocare un ruolo preventivo nel caso di tumori persistenti.</p>
<p>Le fonti alimentari di <strong>PEITC</strong>, come il cresciolo acquatico, potrebbe quindi costituire un’efficace difesa contro lo sviluppo di alcuni tipi di tumore.</p>
<p>Del resto, alcuni studi hanno evidenziato che l’aumento dell’apporto di crescione nel regime alimentare di un gruppo di fumatori (60 g a pasto per tre giorni) era associato a una diminuzione dell’incidenza di forme tossiche provocate dalla <strong>NNK</strong>, una <strong>nitrosammina</strong> cancerogena del tabacco .</p>
<p>Data l’elevato potenziale cancerogeno di questa sostanza, i risultati illustrano bene l’effetto protettivo, da parte degli isotiocianati nei confronti dello sviluppo di tumori indotti dalle sostanze cancerogene.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.ilnutrizionista.eu/2010/04/24/prevenzione-le-crucifere-i-cavoli-e-il-finiletil-isotiocianato.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Prevenzione:le crucifere e gli isotiocianati</title>
		<link>http://www.ilnutrizionista.eu/2010/04/23/prevenzione-le-crucifere-e-gli-isotiocianati.html</link>
		<comments>http://www.ilnutrizionista.eu/2010/04/23/prevenzione-le-crucifere-e-gli-isotiocianati.html#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 23 Apr 2010 05:35:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosario</dc:creator>
				<category><![CDATA[cavolo]]></category>
		<category><![CDATA[Prevenzione]]></category>
		<category><![CDATA[broccoli]]></category>
		<category><![CDATA[cancro]]></category>
		<category><![CDATA[cavoli]]></category>
		<category><![CDATA[crucifere]]></category>
		<category><![CDATA[isotiocianati]]></category>
		<category><![CDATA[sulforafano]]></category>
		<category><![CDATA[tumore]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ilnutrizionista.eu/?p=815</guid>
		<description><![CDATA[Gli isotiocianati contengono nella loro struttura un atomo di zolfo, responsabile del caratteristico odore prodotto dalla cottura troppo prolungata del cavolo e dei suoi cugini appartenenti ala famiglia delle crucifere. Poiché ogni isotiocianato proviene dalla degradazione di un glucosinolato differente, la natura degli isotiocianati  associati alle crucifere dipende evidentemente dalla natura dei glucosinolati presenti in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilnutrizionista.eu/wp-content/uploads/2010/04/fiore-crucifere.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-816" title="fiore crucifere" src="http://www.ilnutrizionista.eu/wp-content/uploads/2010/04/fiore-crucifere.jpg" alt="" width="92" height="123" /></a>Gli isotiocianati contengono nella loro struttura un atomo di zolfo, responsabile del caratteristico odore prodotto dalla cottura troppo prolungata del cavolo e dei suoi cugini appartenenti ala famiglia delle crucifere. Poiché ogni isotiocianato proviene dalla degradazione di un glucosinolato differente, la natura degli isotiocianati  associati alle crucifere dipende evidentemente dalla natura dei <a href=" http://www.ilnutrizionista.eu/2010/04/22/prevenzione-cavolo-e-sostanze-fitochimiche.html">glucosinolati</a> presenti in questi ortaggi.<span id="more-815"></span></p>
<p>Alcuni tipi di glucosinolati sono presenti in uguale quantità nelle crucifere, mentre certi tipi di ortaggi, appartenenti a questa famiglia, contengono livelli molti elevati di un particolare tipo di glucosinolato, e quindi dell’isotiocianato corrispondente.</p>
<p>Questa differente composizione è molto importante, poiché alcuni isotiocianati possiedono proprietà antitumorali più potenti degli altri. È questo è proprio il caso del <strong>sulforafano</strong>, presente nei broccoli.</p>
<p>Questa sostanza è stata isolata per la prima volta nel 1959 dalla lattona (Cardaia draba), dove è presente in grandi quantità. Dal punto di vista nutrizionale, i broccoli sono di gran lunga la fonte migliore di sulforafano, poiché ogni porzione ne fornisce ben 60g.</p>
<p>È altrettanto interessante notare che i germogli dei broccoli, che talvolta si trovano nei negozi di alimentazione naturale, possono contenerne in quantità anche 100 volte maggiore, rispetto al broccolo maturo, sarebbe dunque auspicabile che questo alimento fosse più diffuso e quindi consumato in misura maggiore, per esempio in un semplice panino.<a href="http://www.ilnutrizionista.eu/wp-content/uploads/2010/04/Immagine-004.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-819" title="Immagine 004" src="http://www.ilnutrizionista.eu/wp-content/uploads/2010/04/Immagine-004-197x300.jpg" alt="" width="197" height="300" /></a></p>
<p>Il <strong>sulforafano</strong>, e quindi il broccolo, merita una considerazione particolare grazie alle sue proprietà antitumorali. Questo interesse è giustificato dai risultati ottenuti da numerosi studi condotti negli ultimi 10 anni, che indicano come il sulforafano acceleri considerevolmente l’eliminazione dall’organismo delle sostanze tossiche potenzialmente in grado di far sviluppare il cancro.</p>
<p>Lungi dall’essere un fenomeno senza conseguenze, l’aumento dell’efficacia disintossicante del sulforafano riduce nettamente la comparsa, il numero e la diffusione dei tumori mammari indotti nei topi e nei ratti da certe sostanze cancerogene; questo effetto antitumorale potrebbe manifestarsi anche nell’uomo.</p>
<p>I risultati delle ricerche indicano che il <strong>sulforafano</strong> è in grado di agire direttamente a livello delle cellule cancerose e di provocarne la morte attivando il processo di apoptosi.</p>
<p>Nel corso di una serie di studi sulla capacità delle sostanze di origine naturale di indurre la morte delle cellule isolate di un tumore cerebrale infantile, il neuroblastoma, abbiamo osservato  che il sulforafano è l’unica molecola di origine naturale in grado di indurre la morte di queste cellule.</p>
<p>Questa sostanza è inoltre in grado di provocare la morte delle cellule di altri tipi di tumore, come quello del colon e della prostata, oltre che nel caso della leucemia acuta linfloblastica, e questo è un’ulteriore conferma della sua azione diretta sulle cellule tumorali.     </p>
<p>Il sulforafano possiede anche proprietà antibiotiche battericide, soprattutto contro <em>l’Helicobacter pylori</em>, il batterio responsabile dell’ulcera gastrica. Questa sua attività, apparentemente non correlabile con l’attività antitumorale, potrebbe però giocare un ruolo molto importante nella protezione contro il tumore allo stomaco, poiché oggi  si stima che l’infezione da parte di<em> H. Pylori</em>, con le conseguenti ulcere gastriche, aumenti in modo considerevole (da tre a sei volte) il rischio di tumore allo stomaco.</p>
<p>Il consumo di broccoli permetterebbe al <strong>sulforafano</strong> di venire direttamente in contatto con il batterio a livello dello stomaco, e quindi di prevenire lo sviluppo di questa malattia.</p>
<p>Tutte queste proprietà fanno del <strong>sulforafano</strong> l’isotiocianato con il maggiore potenziale antitumorale e, di riflesso, rendono i broccoli uno degli alimenti più importanti per prevenire la comparsa di molti tumori.</p>
<p>Nonostante tutte queste proprietà benefiche, sarebbe poco saggio credere che da solo, il consumo regolare di broccoli possa aiutare a prevenire il cancro.</p>
<p>Anche gli altri isotiocianati e <strong>indoli </strong>presenti nei diversi ortaggi della famiglia delle crucifere possiedono molte proprietà antitumorali che contribuiscono all’effetto protettivo di queste verdure.</p>
<p>Tra queste molecole, due in particolare meritano attenzione: il feniletil isotiocianato (<strong>PEITC</strong>) e l’indolo-3-carbinolo (<strong>I3C</strong>).</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.ilnutrizionista.eu/2010/04/23/prevenzione-le-crucifere-e-gli-isotiocianati.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Prevenzione: cavolo e sostanze fitochimiche</title>
		<link>http://www.ilnutrizionista.eu/2010/04/22/prevenzione-cavolo-e-sostanze-fitochimiche.html</link>
		<comments>http://www.ilnutrizionista.eu/2010/04/22/prevenzione-cavolo-e-sostanze-fitochimiche.html#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 22 Apr 2010 05:34:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosario</dc:creator>
				<category><![CDATA[cavolo]]></category>
		<category><![CDATA[Prevenzione]]></category>
		<category><![CDATA[crucifere]]></category>
		<category><![CDATA[glucosinolati]]></category>
		<category><![CDATA[sostanze fitochimiche]]></category>
		<category><![CDATA[tumore]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ilnutrizionista.eu/?p=797</guid>
		<description><![CDATA[Gli effetti spettacolari degli  ortaggi appartenenti alla famiglia delle crucifere (cavolo) sulla riduzione del rischio di sviluppare vari tipi di tumori suggeriscono che queste verdure rappresentano una fonte importante di sostanze fitochimiche . Effettivamente, tra tutti gli ortaggi commestibili, le crucifere sono probabilmente quelle che contengono la più grande varietà di molecole fitochimiche con proprietà antitumorali. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilnutrizionista.eu/wp-content/uploads/2010/04/cavoli.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-798" title="cavoli" src="http://www.ilnutrizionista.eu/wp-content/uploads/2010/04/cavoli.jpg" alt="" width="119" height="95" /></a>Gli effetti spettacolari degli  ortaggi appartenenti alla famiglia delle crucifere (cavolo) sulla riduzione del rischio di sviluppare vari tipi di tumori suggeriscono che queste verdure rappresentano una fonte importante di sostanze fitochimiche .<span id="more-797"></span></p>
<p>Effettivamente, tra tutti gli ortaggi commestibili, le crucifere sono probabilmente quelle che contengono la più grande varietà di molecole fitochimiche con proprietà antitumorali. Oltre a numerosi polifenoli presenti anche in altri alimenti protettivi, le crucifere contengono un’elevata concentrazione di sostanze chiamate <em>glucosinolati</em>.</p>
<p><strong>I glucosinolati</strong></p>
<p>Contrariamente alla maggior parte delle sostanze fitochimiche, importanza dei glucosinolati nella prevenzione del cancro attraverso l’alimentazione non è direttamente legata a queste molecole, ma alla loro capacità di liberare dua classi di sostanze che possiedono una forte attività antitumorale, gli <em>isotiocianati </em>e gli <em>indoli</em>.</p>
<p>In natura esistono più di cento glucosinolati, che servono da “riserva” per l’immagazzinamento di diversi isotiocianati e indoli, tutti dotati di un notevole potenziale antitumorale.</p>
<p>Per illustrarne l’attività, prendiamo come esempio una persona (attenta alla propria salute, ovviamente) che si appresta a mangiare dei broccoli, una buona fonte di glucosinolati.<a href="http://www.ilnutrizionista.eu/wp-content/uploads/2010/04/Immagine-0032.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1061" title="Immagine 003" src="http://www.ilnutrizionista.eu/wp-content/uploads/2010/04/Immagine-0032-223x300.jpg" alt="" width="223" height="300" /></a></p>
<p>Durante la masticazione, le cellule della pianta vengono frantumate, in modo che tutti gli scomparti presenti nelle cellule, normalmente separati, si mescolino tra loro.</p>
<p>I glucosinolati che erano immagazzinati in uno degli scomparti delle cellule del broccolo finiscono per entrare in contatto con la <strong><em>mirosina,</em></strong> un enzima presente in un altro scomparto e che ha il compito di scindere alcune parti delle molecole dei glucosinolati.</p>
<p>Nel caso stiamo esaminando, la masticazione dei broccoli fa in modo che il principale isotiocianato presente in questo ortaggio, la <strong><em>gluconofenina</em></strong>, venga immediatamente trasformato dalla <em>mirosina</em> in <strong><em>sulforafano</em></strong>, una potente molecole antitumorale.</p>
<p>In altre parole, le molecole antitumorali delle crucifere sono presenti allo stadio latente negli ortaggi originali, e vengono trasformate in sostanze antitumorali attive durante la masticazione.</p>
<p>A causa della complessità di questo meccanismo, vanno tenuti in considerazione altri fattori per aumentare al massimo l’apporto di isotiocianati e indoli da parte delle crucifere.</p>
<p>In primo luogo, è importante considerare che i glucosinolati sono idrosolubili: la cottura in acqua per soli 10 minuti delle crucifere riduce della metà la quantità di glucosinolati presenti in questi ortaggi e dunque dovrebbe essere evitata.</p>
<p>In secondo luogo, l’enzima mirosina è molto sensibile al calore, quindi la cottura prolungata degli ortaggi, in acqua o senz’acqua, riduce in modo sostanziale la quantità di isotiocianati che vengono liberati una volta che l’ortaggio viene consumato.</p>
<p>Alcuni studi suggeriscono che un’altra mirosina, presente a livello della flora batterica intestinale, potrebbe compensare questa disattivazione dell’enzima dovuta al calore, e quindi aumentare la quantità di isotiocianati che possono essere assorbiti, ma il ruolo di questa mirosina intestinale resta ancora poco chiaro.</p>
<p>È dunque preferibile cuocere le crucifere il meno possibile e con poca acqua, per ridurre la perdita di attività da parte della mirosina e dei glucosinalati.</p>
<p>Per garantire la maggior quantità di molecole antitumorali apportate dalle crucifere e per renderle più appetibili, è consigliabile quindi stufarle rapidamente oppure saltarle in padella.</p>
<p>Durante la lavorazione, i prodotti surgelati vengono sottoposti a un processo di sbiancamento a temperature elevate che riduce a sua volta il contenuto di glucosinolati e l’attività della mirosina, rispetto agli ortaggi freschi, le alternative surgelate sono perciò una fonte di molecole antitumorali nettamente inferiore.     </p>
<p>Infine, per favorire la liberazione delle molecole attive, ricordate di masticare bene queste verdure, prima di inghiottirle!!!</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.ilnutrizionista.eu/2010/04/22/prevenzione-cavolo-e-sostanze-fitochimiche.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Prevenzione: cavolo e crucifere, proprietà antitumorali</title>
		<link>http://www.ilnutrizionista.eu/2010/04/21/prevenzione-cavolo-e-crucifere-proprieta-antitumorali.html</link>
		<comments>http://www.ilnutrizionista.eu/2010/04/21/prevenzione-cavolo-e-crucifere-proprieta-antitumorali.html#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 21 Apr 2010 05:41:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosario</dc:creator>
				<category><![CDATA[cavolo]]></category>
		<category><![CDATA[Prevenzione]]></category>
		<category><![CDATA[crucifere]]></category>
		<category><![CDATA[tumore]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ilnutrizionista.eu/?p=770</guid>
		<description><![CDATA[Gli studi svolti finora indicano che gli ortaggi appartenenti alla famiglia delle crucifere sono tra i principali responsabili delle proprietà antitumorali associate al consumo di frutta e verdura. Da uno studio che ha analizzato 252 casi di tumore della vescica, sviluppatasi in un campione di 47909 operatori sanitari in un periodo di 10 anni, è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilnutrizionista.eu/wp-content/uploads/2010/04/cav.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-771" title="cav" src="http://www.ilnutrizionista.eu/wp-content/uploads/2010/04/cav.jpg" alt="" width="130" height="98" /></a>Gli studi svolti finora indicano che gli ortaggi appartenenti alla famiglia delle crucifere sono tra i principali responsabili delle proprietà antitumorali associate al consumo di frutta e verdura.<span id="more-770"></span></p>
<p>Da uno studio che ha analizzato 252 casi di tumore della vescica, sviluppatasi in un campione di 47909 operatori sanitari in un periodo di 10 anni, è emerso che il consumo di cinque o più porzioni di crucifere alla settimana, in particolare di broccoli e cavoli, è in grado di ridurre del 50% il rischio di cancro della vescica, rispetto agli individui che ne consumano una porzione o meno.</p>
<p>Stessa osservazione anche per quanto riguarda il cancro al seno: le donne cinesi che consumano più crucifere hanno un rischio dimezzato di sviluppare questo tumore rispetto a chi ne consuma minori quantità, o non ne mangia affatto, e questo indipendentemente dalla quantità di soia consumata.</p>
<p>Allo stesso modo, uno studio realizzato su 5000 svedesi indica che il consumo di una o due porzioni di crucifere al giorno è associato ad una riduzione del 40% del rischio di sviluppare un tumore al seno.</p>
<p>Senza elencare tutti gli studi condotti finora che suggeriscono un vero e proprio effetto antitumorale della crucifere, ricordiamo che il loro consumo è stato associato a un basso rischio di sviluppare anche altri tipi di tumore a livello dei polmoni, sistema gastrointestinale (stomaco, colon-retto) e prostata.</p>
<p>In quest’ultimo caso, tre o più porzioni alla settimana di crucifere si sono dimostrate ancora più efficaci nel contrastare  lo sviluppo del tumore alla prostata rispetto ai pomodori, che vengono a loro volta considerati alimenti in grado di prevenire la formazione di questo tipo di tumore.</p>
<p>Dunque, anche se la quantità generale di frutta e verdura nell’alimentazione gioca un ruolo chiave nella prevenzione del cancro, gli studi indicano che alcuni tipi di verdura, e in particolare le crucifere, sono particolarmente importanti nel contrastare lo sviluppo di questa malattia.</p>
<p>Si tratta di osservazioni particolarmente rilevanti, nel contesto dell’alimentazione occidentale dove il consumo di crucifere è ancora particolarmente ridotto.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.ilnutrizionista.eu/2010/04/21/prevenzione-cavolo-e-crucifere-proprieta-antitumorali.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Prevenzione: le virtù terapeutiche del cavolo</title>
		<link>http://www.ilnutrizionista.eu/2010/04/20/prevenzione-le-virtu-terapeutiche-del-cavolo.html</link>
		<comments>http://www.ilnutrizionista.eu/2010/04/20/prevenzione-le-virtu-terapeutiche-del-cavolo.html#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 20 Apr 2010 05:34:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosario</dc:creator>
				<category><![CDATA[cavolo]]></category>
		<category><![CDATA[Prevenzione]]></category>
		<category><![CDATA[aglio]]></category>
		<category><![CDATA[gotta]]></category>
		<category><![CDATA[prevnzione]]></category>
		<category><![CDATA[sordità]]></category>
		<category><![CDATA[tumore]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ilnutrizionista.eu/?p=767</guid>
		<description><![CDATA[Nell’antichità, sembra che le piante della famiglia delle crucifere fossero coltivate essenzialmente per le loro proprietà medicinali. Che fosse la senape, la cui coltivazione in Cina risale a più di 6000 anni fa, o ancora le diverse varietà di cavolo descritte dai botanici greci e romani, tutte queste piante venivano coltivate principalmente per curare determinati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilnutrizionista.eu/wp-content/uploads/2010/04/cavolo-bimbo.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-768" title="cavolo bimbo" src="http://www.ilnutrizionista.eu/wp-content/uploads/2010/04/cavolo-bimbo.jpg" alt="" width="84" height="129" /></a>Nell’antichità, sembra che le piante della famiglia delle crucifere fossero coltivate essenzialmente per le loro proprietà medicinali. Che fosse la senape, la cui coltivazione in Cina risale a più di 6000 anni fa, o ancora le diverse varietà di cavolo descritte dai botanici greci e romani, tutte queste piante venivano coltivate principalmente per curare determinati disturbi, come la sordità, la gotta e i problemi gastrointestinali.<span id="more-767"></span></p>
<p>Il cavolo, in particolare, veniva considerato un alimento curativo talmente importante, tra le popolazioni greche e romane, da poter sostituire addirittura l’aglio, in certe epoche, come rimedio principale.</p>
<p>Elogiato da Pitagora, battezzato come “ortaggio dalle mille virtù” da Ippocrate (460-377 a.C.) che lo prescriveva, tra le altre indicazioni, come rimedio contro la diarrea e la dissenteria, il cavolo a quell’epoca veniva considerato un alimento essenziale per la salute.</p>
<p>A ragione, d’altro canto, poiché il cinico Diogene (413-327 a.C.) vissuto fino a 83 anni, viveva  in una misera botte e si nutriva quasi esclusivamente di cavoli.</p>
<p>Marco Porcio Catone, noto come Catone il Vecchio (234-149 a.C.), potente uomo di Stato romano che svolgeva la più onorevole e temuta tra le funzioni, quella di censore, magistrato con facoltà di stabilire l’ammontare delle imposte, fu il primo a utilizzare il termine Brassica (dal celtico <em>bresic</em>, che significa cavolo), usato ancora oggi per indicare gli ortaggi appartenenti a questa famiglia.</p>
<p>Molto diffidente nei confronti dei medici, all’epoca tutti i greci (popolo che secondo lui stava corrompendo i costumi romani), Catone considerava il cavolo un rimedio universale contro tutte le malattie, una fonte di giovinezza cui attribuiva il merito della sua buona salute e della sua virilità ( ebbe un figlio a 80 anni).</p>
<p>Anche se si dilettava a coltivare più di cento piante medicinali, Catone scrisse nel suo trattato <em>De agricoltura</em> che “ mangiato crudo con aceto, cotto con olio o altri grassi, il cavolo scaccia tutti i malanni e guarisce tutti i disturbi”, tanto il cerchio alla testa dopo una sbronza che le malattie gravi come il cancro.</p>
<p>A questo proposito, secondo Catone, l’applicazione di una foglia di cavolo  schiacciato era in grado di guarire un’ulcera cancerosa al petto.</p>
<p>Oggi fortunatamente, disponiamo di metodi più moderni ed efficaci per curare il <a href=" http://www.ilnutrizionista.eu/2010/01/25/cancro-globalizzazione-di-una-malattia.html"><span style="color: #0000ff;">cancro</span></a> al seno, ma il ruolo del cavolo come rimedio contro l’abuso di alcolici è stato tramandato nel tempo, fino alla recente apparizione sul mercato russo di una bibita salata a base di succo di cavolo destinato a porre rimedio ai risvegli difficili dopo le baldorie notturne…</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.ilnutrizionista.eu/2010/04/20/prevenzione-le-virtu-terapeutiche-del-cavolo.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Prevenzione: il cavolo</title>
		<link>http://www.ilnutrizionista.eu/2010/04/19/prevenzione-i-cavoli.html</link>
		<comments>http://www.ilnutrizionista.eu/2010/04/19/prevenzione-i-cavoli.html#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 19 Apr 2010 05:03:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosario</dc:creator>
				<category><![CDATA[cavolo]]></category>
		<category><![CDATA[Prevenzione]]></category>
		<category><![CDATA[cavoli]]></category>
		<category><![CDATA[tumore]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ilnutrizionista.eu/?p=711</guid>
		<description><![CDATA[Leggevo di un&#8217;antica storia, che narra di guerre e alimenti, di cavoli e ovviamente&#8230;oggi possiamo associarli alla prevenzione. Un’antica leggenda greca, citata anche nell’Iliade, narra che Dionisio, il dio delle vigne, venne accolto in modo poco amichevole in Tracia, dove il bellicoso Licurgo, re degli edoni, respinse il corteo di baccanti del dio con l’aiuto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilnutrizionista.eu/wp-content/uploads/2010/04/cavolo.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-712" title="cavolo" src="http://www.ilnutrizionista.eu/wp-content/uploads/2010/04/cavolo.jpg" alt="" width="123" height="92" /></a>Leggevo di un&#8217;antica storia, che narra di guerre e alimenti, di cavoli e ovviamente&#8230;oggi possiamo associarli alla prevenzione.<span id="more-711"></span></p>
<p>Un’antica leggenda greca, citata anche nell’Iliade, narra che Dionisio, il dio delle vigne, venne accolto in modo poco amichevole in Tracia, dove il bellicoso Licurgo, re degli edoni, respinse il corteo di baccanti del dio con l’aiuto del suo sprone per i buoi, costringendolo a rifugiarsi nella grotta di Teti, ninfa del mare.</p>
<p>Poi, reso forte dalla vittoria e folle dalle baccanti, Licurgo si mise a distruggere quelle che credeva essere le vigne sacre del dio, che però erano in effetti del suo stesso figlio, Driante.</p>
<p>Gli dei punirono il re infliggendo al popolo di Tracia una terribile siccità che potè essere placata solo con la messa a morte di Licurgo.</p>
<p>Torturato e squartato dagli edoni, prima di morire Licurgo pianse lacrime amare che fecero germogliare il cavolo (la cui coltivazione danneggia quella dei vigneti limitrofi).</p>
<p>Lungi dall’essere l’unico, rocambolesco racconto associato ai cavoli (basta pensare alle storie riguardanti la nascita dei bambini), questa leggenda riflette tuttavia l’importante ruolo giocato da questo ortaggio nella storia delle civiltà europee e mediterranee.</p>
<p>Coltivato da almeno 6000 anni, e quindi probabilmente capostipite di molte altre verdure, il cavolo è onnipresente sia nella storia dell’alimentazione che nelle tradizioni letterarie antiche e medievali e, come scrisse Rabelais raccontando le avventure di Pantagruele (“tre o quattro volte felici sono coloro che piantano cavoli”), la sua coltivazione rappresenta una sorta di simbolo di tranquillità e pace.</p>
<p>Ciò nonostante, questo tipo di ortaggio non fa certamente parte degli alimenti che suscitano passione ed entusiasmo tra i consumatori!</p>
<p>Considerato insignificante da alcuni, poco fine da altri, il cavolo e i suoi cugini non vengono apprezzati da molte persone. Eppure, raccolti in stagione e preparati nel modo giusto, questi ortaggi possono essere davvero deliziosi.</p>
<p>Se anche voi li amate, vi invito a leggere questo articolo, perché malgrado tutto quello ceh di negativo si possa dire sui cavoli, sono tra gli alimenti più efficaci nel contrastare lo sviluppo del cancro.</p>
<p>Il cavolo è il prototipo di una famiglia di ortaggi dette crucifere, un termine che designa la forma a croce delle infiorescenze prodotte da queste piante per riprodursi. Anche se a prima vista può essere difficile da credere, le principali specie di cavolo esistenti oggi (broccoli, cavolfiore, cavolini di Bruxelles, verza, etc) discendono direttamente dal cavolo selvatico.</p>
<p>In effetti, è a partire da questa pianta, la <em>Brassica</em><em> oleracea</em>, che cresce allo stato selvatico sui terreni accidentati delle coste rocciose e delle falesie sulla costa atlantica europea e su quella mediterranea, che l’uomo ha selezionato il cavolo, più o meno di 4000 anni fa, tra le diverse specie che possedevano le caratteristiche adatte ai gusti alimentari dei popoli di quel tempo.</p>
<p>I romani amavano, per esempio, un tipo di cavolo ricco di infiorescenze e quindi svilupparono una prima varietà di broccoli e, in seguito, di cavolfiore.</p>
<p>Questa diversificazione della specie <em>Brassica</em> è stata sicuramente importante nell’antichità, poiché gli esperti stimano che la maggior parte delle specie attualmente note fosse già presente in epoca romana, 3 secoli prima di Cristo</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.ilnutrizionista.eu/2010/04/19/prevenzione-i-cavoli.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Prevenzione: il cavolo cappuccio e i broccoli</title>
		<link>http://www.ilnutrizionista.eu/2010/04/16/prevenzione-il-cavolo-cappuccio-e-i-broccoli.html</link>
		<comments>http://www.ilnutrizionista.eu/2010/04/16/prevenzione-il-cavolo-cappuccio-e-i-broccoli.html#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 16 Apr 2010 13:21:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosario</dc:creator>
				<category><![CDATA[cavolo]]></category>
		<category><![CDATA[Prevenzione]]></category>
		<category><![CDATA[broccoli]]></category>
		<category><![CDATA[cavolo cappuccio]]></category>
		<category><![CDATA[tumore]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ilnutrizionista.eu/?p=731</guid>
		<description><![CDATA[Le piante della famiglia del cavolo appartengono a un sottogruppo di crucifere, noto ai botanici come Brassica. Le principali varietà oggi consumate, che discendono tutte dalla specie Brassica oleracea, sono: il cavolo cappuccio (Brassica oleracea capitata), i broccoli (Brasica oleracera italica), il cavolfiore (Brassica oleracera botrytis), i cavolini di Bruxelles (Brassica oleracera gemmifera) e i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilnutrizionista.eu/wp-content/uploads/2010/04/cavolo-cappuccio.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-732" title="cavolo cappuccio" src="http://www.ilnutrizionista.eu/wp-content/uploads/2010/04/cavolo-cappuccio.jpg" alt="" width="135" height="91" /></a>Le piante della famiglia del cavolo appartengono a un sottogruppo di crucifere, noto ai botanici come <em>Brassica</em>. Le principali varietà oggi consumate, che discendono tutte dalla specie <em>Brassica oleracea</em>, sono: il cavolo cappuccio (<em>Brassica oleracea capitata</em>), i broccoli (<em>Brasica oleracera italica</em>), il cavolfiore (<em>Brassica oleracera botrytis</em>), i cavolini di Bruxelles (<em>Brassica oleracera gemmifera</em>) e i cavoli senza infiorescenza (<em>Brassica oleracera acephala</em>), come la verza e il cavolo nero.<span id="more-731"></span></p>
<p>I cavoli commestibili asiatici discendono da una specie di <em>Brassica</em> diversa, dal gusto più delicato. Tempo fa esistevano moltissime varietà di cavolo, oggi scomparse probabilmente a causa delle diverse richieste del mercato. Da notare che anche la senape, il crescione e il ravanello appartengono alla famiglia delle crucifere, così come le specie oleose come la colza e la sua variante di origine canadese, la <em>canola</em> (nome composto, appunto, da Canadian oli low acid).</p>
<p><strong>Il cavolo cappuccio</strong></p>
<p>Questa categoria comprende varietà diverse di cavolo, che si distinguono per la forma e il colore: il cavolo a foglie lisce bianco o rosso, così coem il cavolo di Savoia o verza, un tipo di cavolo a foglia senza infiorescenza con foglie bollose o arricciate.</p>
<p><strong>I broccoli<a href="http://www.ilnutrizionista.eu/wp-content/uploads/2010/04/broccoli.jpg"><img class="size-full wp-image-733 alignright" title="broccoli" src="http://www.ilnutrizionista.eu/wp-content/uploads/2010/04/broccoli.jpg" alt="" width="130" height="120" /></a></strong></p>
<p>Considerato attualmente il principale ortaggio in un regime alimentare salutare che si rispetti, il broccolo è rimasto per lungo tempo relativamente sconosciuto tranne che nei suoi Paesi d’origine, il Sud Italia e la Grecia.</p>
<p>La parola “broccoli” deriva dal latino <em>brachium</em>, che significa “ramo”, probabilmente a causa della forma che ricorda quella di un piccolo albero.</p>
<p>Dopo il declino dell’impero romano, la coltivazione dei broccoli rimase a lungo confinata in Italia, poi nel Mediterraneo orientale, e si dovette attendere il matrimonio tra Caterina de’ Medici ed Enrico II, all’inizio del XVII secolo, per vederli apparire in Francia, con il nome di “asparagi italiani”.</p>
<p>Allo stesso modo, fu solo con l’arrivo  in massa degli immigrati italiani che il broccolo fece la sua apparizione in America, dove oggi è uno degli ortaggi più popolari.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.ilnutrizionista.eu/2010/04/16/prevenzione-il-cavolo-cappuccio-e-i-broccoli.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

