Intolleranze alimentari: siamo tutti allergici


Cosa distingue una persona allergica da una non allergica? E una che soffre di intolleranze alimentari? Considerata una sorta di “malattia”, l’allergia o le intolleranze alimentari, sono state considerate una specie di diversità che caratterizzava la persona malata.
Da un lato c’erano i sani, i normali, e dall’altro gli allergici, i diversi, con qualcosa in più, di sbagliato, nel loro funzionamento.
Oggi sappiamo che è vero l’esatto contrario. Tutti siamo allergici e intolleranti nei confronti delle sostanze che ci circondano, siano esse i pollini o gli alimenti. Ma restiamo sani grazie allo sviluppo della tolleranza immunologica, che si ottiene in virtù di un lavoro attivo, costante e continuativo, del sistema immunitario.
Oggi possiamo affermare che una sostanza come l’interleuchina 10 (IL10) è tra le più importanti nel mantenimento di questa tolleranza, forse tra qualche anno avremo trovato altri mediatori con altri nomi, ma il dato veramente nuovo, e fondamentale, è avere capito che queste sostanze sono prodotte da particolari globuli bianchi (linfociti T regolatori), costantemente impegnati a mantenere in equilibrio il sistema che controlla la reazione verso le sostanze esterne o potenzialmente pericolose per l’organismo.
Una volta compreso questo meccanismo, risulta molto più chiaro perché un bambino che non mangia frutta e verdura diventi allergico più facilmente degli altri bambini.
Capiamo perché particolari stress emotivi o chirurgici determinano la comparsa di allergia. Sappiamo perché senza alcuni minerali importanti, come lo zinco ed il rame, le allergie sono molto più frequenti.
Abbiamo una spiegazione del perché alimentazioni monotone e ripetitive ci espongono al rischio di sviluppare allergie alimentari, e perché mangiare male o assumere sostanze tossiche altera questo importante equilibrio, tanto da generare la malattia.
Spesso le persone sono consapevoli di avere qualche intolleranza che però resta in genere ben controllata e senza sintomi di rilievo. Poi a volte accade che, per qualche evento stressante sul piano fisico o psico-emotivo, gli squilibri interni si spostino superando la capacità individuale di adattamento.
In questo caso i sintomi dell’intolleranza cominciano a manifestarsi e le persone, com’è giusto, si rivolgono al medico.
La nuova sfida che molti sanitari hanno di fronte oggi è quella di essere preparati a rispondere e intervenire su questo campo specifico, del quale troppo spesso hanno una conoscenza ancora troppo limitata.
È ormai chiaro che di fronte alla comparsa di un’intolleranza alimentare o di un’allergia, o dei sintomi ad essi connessi, lo scopo del medico deve e può essere quello di aiutare l’organismo a recuperare il suo stato di intolleranza, indispensabile per la salute e per la vita .
Questa concezione, nuova per l’allergologia, ci aiuterà a capire come prevenire le intolleranze alimentari e i fenomeni clinici che ne derivano.

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